» Invia una lettera

Classe operaia chi?

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

13 Dicembre 2006

Lo stupore seguito alla contestazione contro i leader sindacali ad opera degli operai di Mirafiori, ha fatto tornare prepotentemente alla ribalta un ceto che nell’ultimo decennio è stato , per ragioni che proverò a spiegare piu’ avanti , volutamente dimenticato dalla politica e in particolare da una parte dei partiti della sinistra.
C’è qualcuno che si ricordi in quali occasioni negli ultimi anni , i lavoratori salariati sono stati al centro del dibattito dei partiti o della sociologia ? Rare volte . E quando questo è avvenuto è stato solo per decretarne la sua scomparsa e la sua ininfluenza sociale nonostante questa categoria rappresenti ancora il 34% circa della forza lavoro di questo nostro Paese .
Da questa “dimenticanza” nasce, io credo, la contestazione e la delusione che piu’ che verso il sindacato è rivolto contro i partiti della sinistra e verso il governo di cui essi fanno parte .
La questione quindi non è solo l’esplodere , come dice Ilvo Diamanti su Repubblica di Domenica 10 Dicembre , “del nuovo sistema produttivo che può essere sintetizzato in flessibilità del lavoro ,incertezza e vulnerabilità sociale di cococo , contrattisti a progetto, lavoratori part-time e intermittenti reclutati per telefono.
Per venti anni – continua Diamanti, soprattutto negli anni Novanta fino ai giorni nostri , abbiamo assistito al trionfo del mito dell’imprenditore . Nel quale si identificavano tutti i lavoratori autonomi indipendenti .E negli ultimi mesi , è scoppiata la questione del ceto medio in cui confluiscono le partite Iva , i lavoratori Autonomi , i piccoli proprietari , gli impiegati , tutti quanti associati nel linguaggio comune alla protesta e alla delusione verso la politica . Tutta un’area cioè che percepisce , piu’ che nella realtà , un disagio che di fatto ha fatto innalzare l’attenzione della politica verso quest’area e specularmente ha fatto registrare la cecità di quanti dovevano rappresentare gli operai, e- aggiungo io- non l’hanno fatto.
Devo dire che se fa piacere leggere le cose che scrive Diamanti , che non può essere certamente annoverato tra i vetero- operiasti , non si può certamente affermare che la questione di chi e come rappresenta gli operai , sia una questione nuova . Anche se, per completezza di analisi, sarebbe stato opportuno interrogarsi sui motivi che hanno portato i partiti della sinistra e specificatamente il piu’ grosso partito della sinistra Italiana a relegare tra le cose vecchie la questione della rappresentanza operaia .
Chi ha avuto l’occasione di frequentare la vita politica dei partiti , in particolare del partito nel quale milito, sa che tanti sono stati i tentativi di riportare il tema del lavoro , dei lavoratori e dei ceti produttivi al centro della discussione. Nonostante questi tentativi è risultata però vincente la teoria , diventata poi pratica politica, che la questione operaia dovesse essere relegata tra i residui del Novecento . E’ passata cioè l’idea che bastava e avanzava , per risolvere il problema delle condizioni di vita di milioni di persone , l’azione naturale del cosiddetto mercato e la sua capacità di elargire un benessere diffuso tale da rendere inutili le rappresentanze sociali e politiche delle categorie piu’ deboli . Sono poi passate le tesi , dette a mezza bocca perché comunque siamo di sinistra , che piu’ si è “moderni” e accettati se molto si parla di infrastrutture , e piu’ si è “vecchi” e meno accettati , se si parla di operai . Visti questi ultimi come residuati del Novecento politico di cui ci si vuole a tutti i costi disfarsene : al massimo per la rappresentanza si interessino i sindacati !
Credo sarebbe inutile spiegare che la rappresentanza chiesta dagli operai ai partiti della sinistra , non ha nulla della rappresentanza classicamente tratteggiata dalle idee di derivazione marxista : chi dipinge in questo modo quanti ritengono ancora centrale la difesa dei ceti deboli , e fra questi gli operai che guadagnano al netto 1.200 euro al mese sono la parte piu’ consistente , non è solo sciocco ma è perfino in malafede .
Accertato quindi che esiste il problema della rappresentanza di quel 34% di lavoratori c’è allora da stabilire se la sinistra , questa sinistra o una sinistra rinnovata con solide basi culturali e non altri ipotetici nuovi ipotetici soggetti , potrà essere in grado di affrontare su basi nuove la sfida di rappresentare il mondo del lavoro nella sua complessità e in particolare , come si è detto, la parte meno protetta economicamente .
A parere mio penso che potrà essere possibile , sempre che il tema della condizione operaia non duri lo spazio necessario a metabolizzare le contestazioni ma venga assunto da oggi in avanti come tema centrale dei partiti della sinistra , dal governo e dalle imprese sane che dovrebbero essere animate oltre che al raggiungimento di legittimi profitti anche da una cultura della responsabilità sociale verso i piu’ deboli , riuscire a fare stare insieme la parte piu’ produttiva del nostro Paese : gli operai , gli impiegati,i lavoratori autonomi di seconda generazione senza diritti per un unico scopo . Governare la complessità ma non a scapito di chi sta peggio .

Antonio Riccardi - Coordinatore provinciale Sinistra Ds

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.