Concerto di Ligabue? Solo la punta di un iceberg
13 Settembre 2005
Gentilissima redazione,
leggendo la lettera di Chiara trovo confermate altre opinioni di gente rimasta delusa dal concerto di Ligabue.
Quello che doveva essere l’evento musicale dell’anno sembra essere risultato un grande flop. Ho scritto sembra perchè non essendo stato presente posso solo immaginare sulla base di quanto mi è stato riportato.
Non scenderò nel tecnico riguardo alla musica del rocker emiliano (che personalmente trovo purtroppo già vuota di originalità e spessore) ma sul fatto che quanto è successo sabato a Reggio non è altro che la conferma che l’industria musicale italiana non è altro che show business.
Sabato non doveva essere un concerto ma un evento. La musica era solo uno specchietto per le allodole, quello che si voleva era la ricerca del record, il poter dire che il concerto del Liga è stato il concerto con più pubblico in Italia, senza pensare che metà o più di quel pubblico PAGANTE accorso non ha sentito nè visto nulla.
Forse sarebbe stato più onesto nei riguardi di chi acquista la musica del Liga pensare ad un minitour anche solo di quattro date sparse sul territorio nazionale ma che organizzato in modo più sensato avesse dato la possibilità ai fans di gustarsi la musica e non la bolgia.
Allora dov’era la necessità di questa autocelebrazione?? Riportare a galla un personaggio che da alcuni anni era in ombra, un personaggio che ha vissuto parecchio di meriti acquisiti per due album azzeccati e poi riciclati nelle altre tappe discografiche.
Ma questo non è solo riconducibile a Ligabue.
Questa è la lenta agonia della musica italiana ormai in balia delle Major discografiche.
Pensiamo alle produzioni più recenti di personaggi quali Vasco Rossi, Zucchero, Eros Ramazzotti, Pooh e pseudo musicisti rinomati…….qualitativamente ci ritroviamo a livelli molto bassi, nemmeno paragonabili alle loro potenzialità espresse agli inizi delle loro carriere, eppure, solo per il fatto che escono con un lavoro ecco che ci ritroviamo subissati ventiquattro ore al giorno delle loro canzonette che passano all’esasperazione nelle radio, che vengono utilizzate per spot pubblicitari se non addirittura finire tristemente come suoneria per i cellulari……
L’industria discografica non cerca più la qualità, cerca solo il nome che può far vendere.
Così la musica di qualità finisce per non essere nemmeno considerata. Parlando di Ligabue appunto mi vengono in mente due veri rocker che hanno inizato con lui nel suo entourage, ovvero Marco Conidi e Graziano Romani, personaggi che in pochi conoscono ma che qualitativamente hanno parecchio da insegnare al Luciano, personaggi che non si sono venduti alle regole del mercato continuando ad abbracciare un rock non contaminato dalla commercialità e che pagano questa loro scelta rimanendo nel limbo della musica di nicchia.
Cosa dire di quel grande personaggio che è Sergio Caputo, bistrattato in Italia dove più nessuna casa discografica lo produce ma che trasferitosi negli States si è ritrovato a suonare davanti a ventimila persone?
Pensiamo a Ivano Fossati, forse il più grande cantautore al momento attivo in Italia, ma che quando esce con un disco dalle radio e dai media nemmeno viene considerato……
Abbiamo in Italia molto probabilmente il più rinomato gruppo di rock progressive mondiale, ovvero la PFM, tuttora in attività e con all’attivo recentissimi tour all’estero ma per trovare qualcuno o qualcosa che parla di loro bisogna fare i salti mortali…….
Amalia Grè e Chiara Civello sono forse le migliori voci jazz italiane in circolazione ma devono emigrare per ritrovare consensi.
Il fatto è che non manca assolutamente la qualità musicale in Italia, anzi, possiamo vantare musicisti di prim’ordine mondiale senza ombra di dubbio…..quello che manca è la voglia da parte delle Major di fare cultura musicale, perchè quello che importa è vendere, e non importa cosa ma quanto.
Ecco che allora l’evento di sabato diventa naturale conseguenza di questa politica distruttiva ormai in atto da tempo in Italia nel settore musicale.
La gente non ascolta più quello che vuole, ma quello che vogliono le case discografiche e il concerto non è più il momento in cui l’artista mostra al pubblico le proprie capacità…….il concerto deve essere evento.
Se poi su 200.000 persone 100.000 non hanno nè visto nè sentito nulla poco importa: hanno fatto numero per rendere più altosonante L’EVENTO.
Un cordiale saluto.



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