Concerto Van De Sfroos: si poteva fare meglio
5 Settembre 2005
Egregio direttore,
Scrive un fanatico della prima ora di Davide Bernasconi, conosciuto per caso quando suonavano ancora i primitivi De Sfroos. A quei tempi,
bastavano quattro sedie e un palco scalcinato stile oratorio e il concerto poteva partire, tra l’entusiasmo generale dei quattro fan presenti.
Passano gli anni, la banda cambia, la musica si raffina, lo
spirito del Bernasconi si modifica pian piano senza perdere la freschezza originale, aumenta la popolarità e il pubblico dei desfans cresce a dismisura…ma, almeno a Varese, per il concerto ci sono ancora il palco scalcinato e le quattro sedie di una volta.
Dopo aver pagato cinque biglietti alla cassa dei Giardini la sera del concerto del primo settembre a Varese (per fortuna la prevendita era già chiusa, quando ho cercato i biglietti con qualche ora di anticipo, così ho risparmiato!), faccio la coda con tutta la famiglia e col resto dei paganti, aspettando che finiscano le prove. Dall’interno si sentivano provenire applausi. Finalmente i “cancelli” si aprono, entriamo tra i primi e…sorpresa! Ci sono le solite quattro sedie (vabè, forse dodici, in omaggio alla canzone) e, meraviglia delle meraviglie, già occupate!
Rapido sopralluogo: spazio ridotto, subito pieno, sembrava di essere tra i passeggeri della famosa curièra. Comincia il concerto, un vero concerto, con impostazione quasi teatrale, ma i pochi che se lo possono davvero gustare sono soprattutto i misteriosi personaggi entrati
prima dei comuni mortali, piazzati sulle loro seggiole in fronte al palco.
Quelli dietro, cioè praticamente tutti gli altri (a parte i superfans che si stritolavano volentieri le budella sotto al palco), i bambini, ma anche gli anziani (ce n’erano, e tanti), hanno visto poco, in punta di piedi o spostandosi ai lati, facendosi strada tra alberi, cespugli, cavi e ostacoli vari, camporellisti compresi. Conquistato un posticino decente, ecco subito un’altra tribù di disperati che si piazza davanti a te, e così via per tutta la sera. Tutto il concerto in piedi e vagando qua e là.
Ammetto che avrei voluto fare polemiche col primo
poveraccio identificabile come membro dello staff che mi fosse capitato a tiro, ma poi ho lasciato stare, tanto sarebbe stato del tutto inutile. Altre persone erano veramente sull’incazzato andante.
Meno male che la qualità e la quantità della musica di Davide, uno che davvero non si risparmia, alla fine hanno fatto quasi dimenticare tutta questa storia.
Una considerazione però la devo fare (eh già, perché vi avrei scritto se no?).
In generale in Italia gli appassionati di musica popolare che vanno ai concerti vengono considerati dagli organizzatori ragazzini deficienti – se vanno ad
esempio al Festivalbar – o drogati casinisti e sporchi – se
vanno invece a un concerto rock (evidentemente il mito di Woodstock tarda a tirare le cuoia, almeno da noi). In ogni caso, gente che dopo essere stata munta per bene si deve adattare alla legge del “se ti va bene
è così se no tornatene a casa”, e trattata di conseguenza: spazi per gli spettacoli inesistenti, biglietti per le grosse manifestazioni introvabili e con prezzi da delirio, concerti dentro palazzetti strapieni, acustica pessima.
Più comunemente, ed è il nostro caso, i concerti vengono organizzati un po’ alla carlona, come se chi suona e chi partecipa fosse gente che passa di lì per caso, senza dare
importanza al fatto che così si mortifica
l’artista che – quando è serio come il Nostro che ha suonato quasi tre ore – desidera offrire al suo pubblico un “prodotto” di qualità, e che gli spettatori hanno pagato per poterselo gustare non solo con le orecchie (concerto
ovviamente non è sinonimo di disco dal vivo). Quando nella stessa sede del concerto del primo settembre si proiettano film, ci sono più sedie, e lo stesso vale in occasione degli spettacoli teatrali. Per i concerti, ci si arrangi,
tanto i soliti scatenati dopo un po’ si mettono a saltare e buonanotte alle sedie, che a questo punto potrebbero diventare pericolosi oggetti contundenti, carèghe sul muso
e vai coi teppisti del rock! “Uligani”
proprio come l’anziana signora che è venuta cortesemente a chiedermi, sbucando letteralmente da un cespuglio, lato sinistro palco, di spostarmi un pochino perché non vedeva. Quindi, nessun comfort per chi voleva gustarsi in santa pace lo spettacolo, sia pure da un cespuglio.
Morale: si poteva fare di meglio, Davide van de Sfroos meritava più considerazione, e noi anche.
Varese è quello che è, posti adatti non ce ne sono, però un piccolo sforzo per rendere un po’ più godibile il concerto si poteva fare (ricordo anni fa a Lomazzo un affollatissimo concerto di Davide su pratone con spazio appositamente riservato ai bambini: questa io la chiamo sensibilità).
Grazie, scusate lo sfogo, so che i veri problemi
sono altri, ma cosa volete, invecchiando si diventa rompiballe.



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