Conoscere il passato per programmare il futuro
27 Gennaio 2005
Egregio Direttore,
come in tutti i periodi di transizione e di crisi, quello contemporaneo è un momento nel quale si risvegliano sentimenti e culture razzistiche in Europa, e poi, c’è chi adopera questi per i propri fini.
Un modo per nascondere i veri problemi è quello di spostare l’attenzione dalle questioni sociali, economiche, verso supposti conflitti di religione o civiltà, conflitti che tanto invocati alla fine si avverano.
In questo momento, nell’occhio del ciclone non ci sono particolarmente gli ebrei, oggi in Europa e in Italia sono colpiti dal razzismo, soprattutto extra comunitari, musulmani, popolazioni che arrivano profughe da lontano.
Persone che non hanno la cittadinanza e quindi possono essere espulse in qualunque momento e che a causa di questo evidentemente faticano a far valere i propri diritti civili e umani.
Se il nemico noi lo configuriamo in termini naturalistici, razziali, una volta l’ebreo ora il musulmano in quanto tale, indipendentemente dal comportamento concreto che assume, come un virus che con la sua azione infetta la società e provoca disordine ecco nascere l’esigenza di circoscriverlo, allontanarlo estirparlo.
Ed è da questo istinto primitivo che risulta naturale quando manca la conoscenza e l’elaborazione storica, da questo meccanismo, che non ci fa riconoscere la nostra stessa umanità nell’”altro”che nascono i conflitti razziali.
E credo non possa certamente essere utile alla cosiddetta crescita della coscienza civile il volantino intollerante diffuso recentemente dalla Lega Nord a Gallarate che ancora mette nel bersaglio nomadi anche se residenti e musulmani, accusando i primi di parassitismo e i secondi di terrorismo.
Diffondono il sospetto e la diffidenza verso “l’altro che è diverso”per non fare veramente i conti con “Roma ladrona”slogan ormai caduto in disuso da quando “Roma padrona”li ha invitati a tavola.
E all’inizio sembra che sia così, una cosa da poco e invece poi da quello può derivare tutto.
Il sistema immunitario che la Repubblica aveva ereditato dalla Resistenza comincia a presentare delle falle, ecco allora l’importanza della memoria che aiuta a ricostruire bene degli eventi storici da cui poi sono derivati lutti, danni, sofferenze per l’umanità.
Conoscere questo passato, comprenderlo serve a programmare un po’ meglio, nei limiti del possibile, il futuro.
La persecuzione degli ebrei era un fatto irrazionale, cioè una crudeltà fine a se stessa, o si basava su delle premesse storiche e teoriche?
La risposta che Hannah Arendt prova a dare è che i nazisti furono ingannati dalla loro stessa ideologia. Essi arrivarono a pensare davvero che gli ebrei fossero subumani, impuri al punto da dover essere eliminati dalla faccia della terra perché avevano corrotto, contaminato e insudiciato quello che altrimenti, senza di essi, sarebbe stato puro.
La stessa opinione i nazisti la avevano riguardo agli zingari, agli omosessuali, ai disabili, agli squilibrati mentali ed a tutte le altre categorie che essi volevano liquidare sistematicamente.
Nulla può sovrastare l’orrore prodotto dall’attività politica nella sua forma peggiore, quando invece dell‘avversario politico individua nell’”altro”il nemico da annientare, quando genera il totalitarismo.
Vittime di ideologie o di una propaganda martellante strumentalizzata le persone più comuni possono diventare, messe nell’ingranaggio giusto, i peggiori assassini e torturatori. Questa è la cosa che preoccupa di più, perché l’idea che il tuo vicino di casa possa trasformarsi improvvisamente nel tuo torturatore, nel tuo assassino è una cosa indubbiamente angosciante, però il nazismo ha dimostrato che questo è possibile.



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