Consenso Informato: lettera a un Medico mai conosciuto
18 Novembre 2004
Caro Dottore,
giorni fa mi sono incontrato con una Signora che, a seguito di un intervento chirurgico, ha riportato gravi danni permanenti. Lamentava di avere sottoscritto prima dell’intervento un modulo di consenso informato, peraltro neppure interamente compilato, e di non essere stata informata su quel che poteva andare incontro. Se lo avesse saputo, probabilmente non si sarebbe fatta operare o comunque si sarebbe consultata con più specialisti. Io non ti faccio colpe perchè in sala operatoria, per fortuna raramente, entra anche la sfiga, ma questo caso mi stimola a ricordare a te e far conoscere ai Cittadini che si accingono a sottoporsi ad un intervento, piccolo o grande, ma sempre importante, cosa è il Consenso Informato.
” Il modulo per il Consenso Informato anestesiologico e chirurgico non può ridursi all’espletamento di un passaggio di natura burocratica. Infatti, il consenso deve essere il frutto di una relazione interpersonale tra i Sanitari ed il Paziente sviluppata sulla base di un’informativa coerente allo stato, anche emotivo, ed al livello di conoscenze di quest’ultimo. In altri termini, la conformità della condotta dei Sanitari rispetto all’obbligo di fornire un adeguato bagaglio di informazioni deve essere valutata non tanto sul piano tecnico-operatorio, quanto sulla natura dell’intervento, sull’esistenza di alternative praticabili, anche di tipo non cruento, sui rischi correlati e sulle possibili complicazioni delle diverse tipologie di cura tali da compromettere il quadro complessivo del Paziente, segnando il passaggio, come icasticamente osservato da una prestigiosa dottrina, dalla fase dell’assenso a quella del consenso, ossia dal convergere delle volontà verso un comune piano di intenti “.



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