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Contro l’Autonomia differenziata

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4 Gennaio 2021

Di recente è stato ritirato il progetto di Autonomia Differenziata, uno dei cavalli di battaglia presentato, nel precedente governo, Lega – 5 Stelle, dal leader della Lega Nord Matteo Salvini, infatti,  stralciato dalla legge di bilancio del DDL sull’Autonomia Differenziata,  si tratta di un importante  successo,  un pericolo, per il momento, è stato sventato e l’irreparabile non si è realizzato,  anche se le possibilità di fermare l’Autonomia differenziata restano ancora alte.
Questo risultato è il primo effetto di  una  mobilitazione di questi anni e in particolare degli ultimi mesi. Il tutto è frutto di  una intensa azione che ha visto una variegata militanza  di sinistra impegnata nei Comitati territoriali organizzare riunioni, assemblee, momenti informativi, costruendo così il successo del 18 dicembre, una iniziativa  seguita da alcune migliaia di persone, con la partecipazione di costituzionalisti, economisti, giornalisti, esponenti dell’associazionismo, di partiti e sindacati. Non c’è dubbio: un nuovo passo avanti è stato fatto per unirci dal Nord al Sud in un vero cordone di lotta e resistenza alla divisione della Repubblica, per affermare che essa non può che essere “una e indivisibile”, fondata sulla solidarietà, sui diritti sociali e sull’uguaglianza di tutti i cittadini.
D’altra parte, è innegabile che questo risultato è legato ad un altro fatto: la crisi del Covid-19 ha portato alla luce del sole il fallimento della prima regionalizzazione (“riforma” del Titolo V) e quindi ha indirizzato le voci di tanti esperti, associazioni storiche delle lotte per la democrazia, associazioni di difesa della sanità e della scuola pubblica, ambientaliste, esponenti politici  della sinistra , il PCI e sigle  sindacali, cittadini di tutto il Paese e di ogni idea politica: tutti indignati che in un momento grave come quello che viviamo, con uno scontro istituzionale come quello in atto tra Stato e Regioni (frutto appunto di una regionalizzazione che è già andata sin troppo avanti), si potesse anche solo pensare di fare un nuovo passo nella direzione che ha già prodotto danni tanto grandi.
Per il momento la mobilitazione e l’indignazione hanno pagato, sono riuscite ad imporre per il momento uno stop, nondimeno  si è consapevoli che il pericolo non è  ancora ben lungi dall’essere debellato, anzi, dato che  l’Autonomia differenziata viene richiesta a gran voce da diverse Regioni (al Veneto, alla Lombardia e all’Emilia-Romagna si sono aggiunti il Piemonte e il Friuli-Venezia-Giulia).
Infatti, il governo non ha abbandonato il progetto di una Legge quadro che ne permetterebbe il varo; infine, perché l’opposizione spinge per accelerare in questo senso. Noi lo diciamo chiaramente che continuare  un solo passo in più su questa strada può avere conseguenze pericolosissime e aprire scenari inquietanti.
La “riforma” del Titolo V lo dimostrato in passato e lo dimostra a maggior ragione oggi; i processi che vengono innescati attribuendo maggiori poteri politici alle Regioni possono anche rimanere più o meno sopiti per il momento, ma appena si dovesse presentare l’occasione, come la brace sotto la cenere, aprono nuovamente il fuoco, un fuoco che è volto a scardinare alla radice tutti quei diritti che sono stati sanciti per Costituzione. E con l’odierna  crisi sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo, sarebbe da irresponsabili lasciare spazio a nuovi poteri alle Regioni, su 23 materie che coinvolgono la dimensione economica, legislativa e sociale del Paese e che arrivano a delineare rapporti diretti tra le Regioni stesse e l’Unione Europea.
A questo punto non è certamente un’esagerazione asserire che proseguire  in questa direzione, soprattutto  in un paese, come il nostro, in un paese la criminalità organizzata ha un ruolo ben conosciuto, aprirebbe davvero lo scenario di tante piccole Italie in lotta tra di loro e con lo Stato centrale, ampliando ulteriormente le diseguaglianze. Per questo oggi, sventato il primo pericolo, è necessario mettere uno stop definitivo a questa prospettiva, innanzitutto con il ritiro di qualunque ipotesi di Legge quadro o di DDL applicativo del comma 3° dell’articolo 116 della Costituzione  e quindi con l’abrogazione di questo stesso comma.
Si è consapevoli  che ciò non chiude  la discussione su  “Che fare?”, ovvero su come rimediare ai danni portati dalla riforma del Titolo V, né su come mettere in campo una lotta senza quartiere per riaffermare in tutto e per tutto il ruolo e il diritto ad  una sanità e una scuola pubblica di qualità, uguali in tutta Italia, né su come garantire una politica nazionale che metta insieme il diritto al lavoro, i diritti del lavoro e la salvaguardia dell’ambiente, né su quali rapporti debbano esistere tra Stato centrale e amministrazioni locali per conseguire questi obiettivi. Ma  è  pur certo  queste discussioni non potranno nemmeno cominciare se nel frattempo “ l’Autonomia differenziata” non  sarà bloccata, diversamente  si assisterà ad un processo disgregativo irreversibile, fautore di un nocumento per la stessa tenuta unitaria e democratica per tutto il paese.
Il Covid, nella sua tragicità, ha aperto gli occhi di tutti sul valore della sanità pubblica, dei diritti uguali per tutti, dei danni delle privatizzazioni che non avrebbero più limiti con l’Autonomia differenziata, per questo il Partito Comunista Italiano appoggerà tutte le forme di lotta dei comitati, delle associazioni, sindacati che su questo terreno intendono proseguire  la lotta per affermare l’inviolabilità del ruolo del pubblico, dalla sanità  alla scuola pubblica.
Il Partito Comunista Italiano  della Provincia di Varese sostiene con forza che il problema è la traduzione politica dei principi costituzionali e non la modifica della Costituzione così come da tempo viene subdolamente perpetrato dal centrodestra e dallo stesso centro sinistra, fino all’ultimo Referendum voluto dalle 5 Stelle. Chi ha attaccato  alla radice i presupposti costituzionali che regolano la rappresentanza all’interno della Carta Costituzionale se ne dovrà assumere la responsabilità davanti ai cittadini, agli elettori.
Un primo risultato è stato registrato, ma lotta non finita, in quanto siamo consapevoli che solo dalla cancellazione definitiva  dall’orizzonte politico  nazionale  dell’”Autonomia differenziata”  può riaprire un ragionamento  serio volto a lenire i danni fin ora prodottoti anche dalla precedente modifica costituzionale   quella del titolo

Cosimo Cerardi

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