Costituzione e difesa dell’interesse generale
28 Aprile 2020
Egregio direttore,
una vera e propria visione neoliberista ha attaccato al cuore le finalità incredibilmente pubbliche presenti nella nostra Costituzione, finalità che sono un filo conduttore a partire dai primi articoli 12 articoli.
Infatti, sin dall’articolo 1. , che così recita :“ L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione ;
art. 2 “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale”;
art. 3 “Tutti cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Si sono citati questi articoli , e se ne citeranno altri, in quanto si vuole dimostrare come questi siano stati disattesi, e soprattutto oggi messi in discussione da un contesto politico e culturale che ha scelto come strumento regolatore della Repubblica Italiana che ha individuato nel mercato il centro che deve animare l’azione politica dello stato repubblicano.
Un mercato, quello neoliberista che in Italia e in Europa è animato da istinti predatori, dove si punta all’arricchimento dei pochi e all’immiserimento dei molti, dei cittadine e cittadini, dei lavoratori.
Una linea politica, questa che ha “ informato” ( ha dato forma) la politica delle classi dirigenti di destra prima e di “sinistra” poi a partire dall’inizio degli anni ‘ 80.
Si pensa all’attacco di Craxi alla scala mobile con il referendum del 1984, per poi passare alle dissennate liberalizzazioni che hanno manifestato tutta la loro virulenza a partire dalla fine degli anni ’80, con l’inizio della svendita del settore elettrotermico-industriale, per poi passare alla privatizzazione del sistema bancario pubblico. In questo senso si ricorda quanto sia stato pernicioso la privatizzazione di un ente di diritto pubblico qual era la Banca d’Italia, attraverso il quale lo stato, la Repubblica Italiana poteva finanziariamente intervenire direttamente nell’economia ( si è sganciato quest’ente dal ministero del tesoro facendolo diventare fondamentalmente una SPA, dove l’emissione di carta moneta era regolata non dall’azione del Parlamento e dal Governo, ma dal consiglio di amministrazione interno reso sempre più indipendente in conseguenza dei trattati europei, soprattutto quello di Maastricht, dal legittimo potere repubblicano, dal potere del potere del Parlamento.
Negli anni tumultuosi del primo periodo degli anni ’90, privatizzazioni selvagge hanno risposto a questo comando, dato alla classe dirigente di questo paese incapace di reggere il confronto con ciò che significava la cosiddetta globalizzazione neoliberista, una classe dirigente che con Maastricht e il trattato di Lisbona hanno consegnato il paese alle economie europee più forti alla Germania e alla Francia, paesi che, a differenza dell’Italia, erano e sono monopolisti-sovranisti rispetto alla salvaguardia delle loro attività economiche nazionali, ed invece neoliberiste e predatori nei confronti delle altre economie degli altri stati europei, anche nei nostri confronti.
Sono stati privatizzati settori strategici come quello della produzione di energia, Enel, la Sip ora Telecom, reti telefoniche, dell’acqua e delle reti idriche, del gas e della distribuzione del gas e commercializzazione del gas, le frequenze televisive, le autostrade e le linee aere, beni che stando allo stesso impianto economico della nostra Costituzione dovevano rimanere pubbliche , anche perché i nostri padri costituenti conoscevano bene che cosa aveva comportato il mercato lasciato a “briglie sciolte” in conseguenza della Grande Crisi Economica del 1929, dove in conseguenza del crollo della Borsa di Wall Street, tutto il mondo venne devastato da una crisi economica a cui seguì una depressione che si mantenne fino all’inizio della II Guerra Mondiale e che comunque, tale crisi si rese rea della presa in Germania da parte del movimento nazista guidato da A.Hitler.
In Italia, la Grande crisi economica del ‘29 comporto l’immiserimento de i lavoratori, operai e contadini e soltanto l’intervento dello stato fascista, pagato con prelievi forzosi sugli stipendi dei lavoratori, alcuni settori industriali privati furono essere salvati e acquisiti all’economia pubblica.
Per questo l’impianto economico sotteso della nostra Costituzione è keynesiano-socialista, dove vale e primeggia non la proprietà privata , che è garantita e tutelata, ma l’ “interesse generale” che risponde a” fini sociali” ( artt. Cost. 41, 42).
Il ragionamento presente nei Padri dell’Assemblea Costituente era che la ricchezza del paese doveva essere distribuita alla base , socialmente spalmata, e lo stato che doveva essere garante di una redistribuzione democratica della ricchezza nazionale.
L’inizio degli anni ’90 ha visto , come si diceva poc’anzi, l’inizio delle privatizzazioni selvagge che non ha caso hanno preso il nome da chi le ha proposte, Bassanini, “le bassanini”, privatizzazioni che hanno interessato sia il patrimonio degli enti locali, dalle reti idriche a quelle gas, per non dimenticare la decostitunazionalizzazione dell’ ente locale, il consiglio comunale ridotto a semplice ratificatore delle decisioni prese dalla giunta e soprattutto dal sindaco, ritornato ad essere il “Potestà” da Monarchia Sabauda-fascista, e soprattutto, già sin d’allora l’obbligo del pareggio del bilancio e il taglio verticale delle spese sociali, del welfare comunale.
Il Trattato di Maastricht imponeva i suoi dictat al nostro paese e come primo effetto ciò comportò il controllo della spesa pubblica , il taglio dell’intervento sociale dell’ ente locale, in nome , appunto, del rispetto del patto di stabilità imposto da gli accordi europei presi nella città belga (Maastricht).
L’attacco all’articolo 2 della nostra Costituzione apparve chiaro, l’attacco ai “ diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e , ovviamente il conseguente venire meno ai “ doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale”. Per non dimenticare il secondo comma dell’articolo 3 dove così si recita,” E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Ma il passaggio ulteriore di questo lungo attacco ai fondamenti costitutivi della nostra Costituzione è avvenuto con la modifica del titolo V della Costituzione, dove il centrosinistra, a guida Romano Prodi, con il bene placido di Ciampi, per inseguire le tendenze più perverse del leghismo parafascista si sono date alle regioni “prerogative” alle regioni sulla” formazione”,” welfare” e soprattutto sulla” sanità”, su quella sanità che ha significato, in alcune regioni del nord, la distruzione della sanità pubblica ( la Lombardia questo lo sta pagando ad un caro prezzo in termini di vite umane).
Per non dimenticare, a questo punto, la modifica imposta dalla Commissione Europea, fatta passare senza colpo ferire dal parlamento italiano, dell’articolo 81 della nostra Costituzione, dove si è imposto come “ fine” il “pareggio del bilancio”, non come era scritto nel precedente, dove lo stato doveva” perseguire il miglioramento delle condizioni di vita del cittadino” .
Ed infine, l’ultimo scempio presentato dal governo di centro sinistra con il Referendum proposto, appunto, da Renzi del 2016 , dove si costituzionalizzava il fatto che la Repubblica nata dalla Resistenza doveva perseguire non “ l’interesse sociale”, ma “l’interesse privato”.
Ora l’Unione Europea, a fronte di questa terribile pandemia da covi-19, impone ai paesi della fascia mediterranea, anche all’Italia l’osservanza del rispetto dei trattati europei, di Maastricht nello specifico, e ciò comporterà un ulteriore indebitamento del nostro paese, che si tradurrà in ulteriori tagli alle spese sociali e la svendita di ciò che rimane del patrimonio pubblico e dei beni demaniali, in pratica al totale colonizzazione dell’Italia da parte della Francia che ha ben saputo salvaguardare i suoi oligopoli, alla faccia del libero mercato, o della Germania che ad altri impone le regole del mantenimento del debito pubblico salvo il suo, quello dei lander, che in modo truffaldino viene scaricato su una Banca Pubblica ( KFW Kreditanstalt fur wienderaufbau , Istituto di Credito per la Ricostruzione, costituito nel 1948), per cui il suo debito pubblico non comparendo nel bilancio nazionale può chiedere soldi in prestito alla BCE con dei tassi di interesse pari allo zero virgola, la Germania che aveva perso II Guerra Mondiale ora sta vincendo la III guerra, usando come non mai la finanza europea della BCE ed i suoi contrafforti finanziari pubblici – privati, contrafforti, che da sempre non hanno mai di pensare allo slogan, esplicitazione di una vera e propria line a di indirizzo, che così recita: “ Germania uber alles Germania”.
La difesa del patrimonio economico pubblico, a questo punto, è la conditio sine qua non per il mantenimento degli stessi Diritti Costituzionalmente sanciti, è inaccettabile il sottostare al ricatto jungolatorio del debito pubblico che è continuamente alimentato dall’azione della speculazione finanziaria, è inaccettabile che la cartolarizzazione del debito pubblico devasti ulteriormente i beni pubblici e demaniali, beni che devono rimanere inalienabili e inesigibili e ciò proprio per garantire condizioni di vita paritarie per tutti i cittadini per poter rispondere al meglio a quel principio che è ben rappresentato nel seconda parte dell’articolo 3: ”(…) E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Che cosa i cittadini di questo paese devono chiedere all’attuale classe politica rappresentata nelle istituzioni della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza , si chiede che i principi fondanti di democrazia politica, sociale ed economica siano rispettati, che l’impianto democratico che anima tutta la costituzione sia tradotto in quotidiana azione politica, questo è il grande lascito che la Repubblica Italiana ha avuto dalla Lotta di Liberazione dalla Resistenza, l’idea che chiudere con la tirannia fascista dovesse significare un mondo più giusto, un mondo dove le libertà individuali dovesse al contempo significare l’espansione delle libertà sociali, la formazione i progress di una democrazia politica che era garantita dalla democrazia economica e tutto ciò è scritto nei Principi Costituzionali, e comunque, e ciò deve essere esplicitato, si ricordiamo, nella Costituzione è presente anche un diritto negativo, un diritto che sottende la “ democrazia progressiva “, il diritto ad opporsi a fronte del mancato rispetto della Costituzione da parte della Classe dirigente, tutto ciò è presente nella nostra Costituzione che oggi noi qui ricordiamo.
Cosimo Cerardi del PCI di Varese.
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L’articolo 1 della costituzione, il più grande errore del dopoguerra, lasciatemi spiegare, avrebbe dovuto recitare:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla resistenza.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita in tutte le suo forme con il limite del mutuo benessere di ogni forma di vita e dell’ambiete che lo circonda.”
Purtroppo i nostri padri fondatori erano limitati nel pensiero, figli dell’era a cui erano sopravvissuti.