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Dai partigiani abbiamo molto da imparare

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18 Luglio 2005

Caro Direttore,

Mi fa specie che l’Autore della lettera pubblicata il 15 luglio scorso si scandalizzi (inorridire è fuori luogo) per la scelta, a mio parere intelligente e lungimirante, di incentivare i cittadini ad iscriversi all’A.N.P.I. Innanzitutto perché lo statuto dell’A.N.P.I. spiega in modo chiaro che “possono iscriversi persone di provata fede antifascista che si propongano in accordo con gli organi direttivi di portare avanti, con azione non contrastante la linea unitaria e democratica dell’Associazione, gli ideali della Lotta di Liberazione ” (articolo 21 dello Statuto – da leggere su www.anpi.it come ho fatto io); mi colpisce poi che l’Autore della lettera metta in discussione la testimonianza – per forza di cose meno efficace di quella offerta da chi ha combattuto in prima persona per la Liberazione – che l’A.N.P.I. potrà continuare ad offrire anche quando l’ultimo dei partigiani italiani avrà cessato di vivere. D’altronde, ritengo un errore di fondo considerare l’A.N.P.I. “un’associazione come tante altre che chiuderà i battenti…” : innanzitutto perché nessuna Associazione seria si può o si deve confondere con altre, in nessun ambito; ed inoltre perché se l’A.N.P.I. dovesse chiudere a causa della scomparsa dei soci fondatori, si dovrebbe pretendere lo stesso da tutte quelle realtà che, nate in un determinato periodo storico e per esigenze contingenti, hanno conosciuto una vita associativa lunga e proficua grazie all’azione di molti successori. Non faccio paragoni di sorta ma proviamo a pensare alla storia ed all’evoluzione di numerosi partiti politici europei: la loro è una vicenda che ha conosciuto cambiamenti di metodo e d’azione pur senza cancellare la memoria e le ragioni della loro nascita.
Negare all’A.N.P.I. il diritto-dovere della testimonianza una volta scomparso l’ultimo Partigiano, equivale a negare fin da oggi all’A.N.P.I. il valore della sua stessa storia, come pure il valore, sempre attuale, dello slancio antifascista che ne determinò la nascita nel 1945. Infine, se il Lettore scandalizzato teme che l’ancora lontano futuro di una A.N.P.I. priva di Partigiani nasconda il pericolo di un inquinamento della storia, vorrei tranquillizzarlo: ci sono molti italiani che, come me, la storia l’hanno imparata dalla viva voce di chi, come i miei genitori, la dittatura nazifascista e la Resistenza l’hanno conosciuta nel cuore e nella carne – testimoniando il loro antifascismo come valore indiscusso, ieri come oggi. Ho poco più di quarant’anni, fede salda e buona memoria: a Dio piacendo, potrò tramandare a lungo la testimonianza dei miei genitori – e spero nelle mie figlie per quando non potrò più farlo io.
Nel 60° anniversario della Liberazione, il valore della memoria, unito al rispetto per chi ha sacrificato la vita anche per noi, dovrebbe aiutarci ad apprezzare la volontà e l’impegno dei soci partigiani dell’A.N.P.I.: il loro desiderio di garantire un futuro alla loro associazione è un ulteriore ed eloquente gesto di generosità, senso civico e genuino amor di Patria. Una volta di più: dai partigiani abbiamo molto da imparare.
Cordiali saluti.

Daniele Resteghini

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