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Dalla parte dei lavoratori Whirlpool e Carlsberg

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15 Maggio 2005

Varese è investita, oggi più che mai, dalla crisi del mercato liberista,che oggi impone alle aziende la famigerata delocalizzazione, processo che sottrae produttività allo Stato italiano, prima ancora che al
continente europeo, per ammortizzare costi divenuti improponibili per le stesse multinazionali: non più tardi di ieri, il Ministro del Welfare, On. Roberto Maroni, ha sostenuto nell’ambito del programma “Porta a Porta” che la Polonia, nazione che gode della pressoché medesima
assistenza sindacale dell’Italia, ha un costo del lavoro nettamente inferiore, quasi a voler indicare che i nostri operai vengono pagati più del necessario. Queste aberranti dichiarazioni vedono la ferma opposizione di Gioventù Nazionale, che in merito alle gravi situazioni di precarietà, cassintegrazione e licenziamento in cui versano i dipendenti di Whirpool e Carlsberg (multinazionali proprietarie di ciò che fu, un tempo, il fiore all’occhiello della produttività varesina: rispettivamente, l’Ignis e la Birra Poretti), sprona le amministrazioni
locali ad una rapida soluzione del contendere, che tuteli quei diritti dei lavoratori che i sindacati confederali non hanno difeso in questi anni. Consci dell’impossibilità di porre un freno alle derive criminali – seppur legalizzate – dell’iniziativa liberistica, Gioventù Nazionale
ri-propone la socializzazione delle imprese, un sistema economico realmente etico, che porta quello che ora è il sindacato nei CdA da protagonista, responsabilizzando il lavoratore, che di conseguenza riassume in sé la duplice veste d’investitore e operaio, superando la prospettiva della manovalanza silenziosa. Percorrere questa via
significa anche potenziare l’INPS, predisporre un salario d’inserimento sociale e istituire l’equocanone: in controtendenza rispetto alle privatizzazioni indiscriminate che questo e i precedenti governi proponevano, lo Stato deve riappropriarsi dell’iniziativa privata, agendo da protagonista nell’economia capitalista per garantirsi quegli
introiti che rendono possibile la somministrazione, al cittadino, dei servizi primari (istruzione pubblica, sanità gratuita e sistema pensionistico statale); al contempo, il lavoratore deve riprendere quel ruolo attivo, che dà un senso al suo lavoro, in ambito dirigenziale, posizione assunta già nell’RSI e vanificata con la prima Costituzione
post-repubblicana, proto-democratica. È il momento di reagire! I dazi doganali post-litteram non sarebbero sufficienti a bloccare l’importazione indiscriminata di prodotti extra-comunitari, così come l’abbattimento dei costi di produzione in loco non sarà mai abbastanza
per garantire competitività con quei sistemi economici che non sono soggetti ai controlli imposti nell’occidente industrializzato.
“Socializzazione, unica soluzione” sarà il lietmotiv di Gioventù Nazionale, che da qui in avanti s’impegna nell’organizzazione d’iniziative mirate alla sensibilizzazione della cittadinanza, nonché all’appoggio incondizionato dei lavoratori nelle loro battaglie: la
privatizzazione di AVT è un altro punto caldo; Gioventù Nazionale si esprime, anche in questo caso, in favore dei dipendenti che rivendicano il proprio posto di lavoro. Evidentemente, il Comune di Varese si è reso conto dell’impossibilità di fronteggiare quelle proposte che avevano portato alla ribalta l’amministrazione dell’attuale maggioranza: dove sono finiti quei trambus che avrebbero dovuto trovare sempre i semafori (sincronizzati per l’occasione) verdi? Dov’è finito quel progetto di
potenziamento delle infrastrutture che avrebbe risolto il problema dei parcheggi nel centro cittadino? E, soprattutto, per quale motivo si vorrebbero privatizzare i trasporti locali? Forse perché la cattiva gestione degli introiti comunali e provinciali ha prodotto delle falle
così ingenti da essersi rivelate insostenibili? L’amministrazione comunale, piuttosto che cambiare le ringhiere con altrettante in ferro battuto (che fa molto chic, ma è inutile e soprattutto pericoloso: quelle rifrangenti garantivano una migliore visibilità di quelle
attualmente innestate in via 25 Aprile), abbellire – per modo di dire – piazze inutilizzate come p.zza Bossi in località Bobbiate e p.zza XX Settembre in centro, per mere finalità propagandistiche, nonché costruire rotatorie in ogni dove (ad esempio alla Schiranna dove, così
congegnate, limitano certo il rischio d’incidenti – e ciò è cosa buona e giusta – ma altrettanto certamente sono costate più del dovuto) e innestare lanterne semaforiche mai utilizzate (come in via Sanvito Silvestro, angolo via 25 Aprile, e così via… dal centro alla periferia), avrebbe fatto bene a ri-finanziare progetti nei trasporti: la Linea N, che ha l’onere di trasportare gli studenti verso numerosi istituti scolastici, è stata ammodernata con mezzi che riducono accessibilità e quantità di passeggeri. Lo spostamento del Liceo Artistico verso il polo che già ospitava Liceo Scientifico e scuole medie ha creato una vera e propria emergenza che non è, ancora, stata risolta (volendo omettere la discutibile idoneità dell’ex-Credito Varesino ad ospitare una scuola…).
Questi sono i problemi dei cittadini, non le ringhiere anticate!

Federico Moretti, Segr. Prov. di Gioventù Nazionale

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