Di eroi, mercenari e altre amenità
12 Gennaio 2006
Egregio direttore,
seguendo l’interessante dibattito che si è sviluppato in seguito alla trasmissione del video della morte di Quattrocchi, un impiccione come me non riesce a fare a meno di dire la sua.
Cercando di essere breve e di rispondere a tutti dirò:
1) Quattrocchi era sicuramente un italiano. Lo era per nascita, per cittadinanza e anche per un certo “machismo” un po’ romantico che caratterizza alcuni italiani. Ovviamente non rappresentava altri che se stesso, come d’altra parte tutti noi.
2) Non saprei dire se Quattrocchi fosse o meno un mercenario. Di certo in Iraq c’era andato illegalmente. Tant’è che la procura di Roma, assieme a quella di Genova ha aperto un’inchiesta sulla vicenda di cui, come spesso capita in Italia, non si sa più niente. Ed è un peccato, perché potrebbe aiutarci a definire che tipo di lavoro facesse Quattrocchi in Iraq. Secondo le testimonianze dei suoi “compari”, i 4 erano andati in Iraq per fare da guardie del corpo ad un importante signor X, probabilmente americano, e stavano tornando a casa. Al momento non mi risulta che avessero ucciso nessuno. Per questo sono restio a considerarli dei mercenari. Però gradirei che anche chi li difende non facesse passare sotto silenzio il fatto che essi lavorassero per una società che operava illegalmente, tant’è che al momento del loro rapimento alla Farnesina i loro nomi non risultavano negli elenchi di connazionali presenti in Iraq.
Sinceramente provo un po’ di nostalgia per la vecchia destra missina, che, pur essendo lontana anni luce dalle mie idee, almeno aveva tra i suoi valori quello della legalità, ed era arrivata ad esprimere personalità importanti come Paolo Borsellino, mentre oggi sta con i politici collusi con la mafia e si scaglia contro la magistratura assieme ai peggiori riciclati delle stagioni più vergognose della nostra storia recente. E non credo di essere l’unico a provare questo tipo di nostalgia. Si veda per esempio la lettera che il deputato piemontese di An Marco Zacchera ha scritto a Marzio Tremaglia il 30 dicembre del 2004 (dovrebbe essere ancora reperibile su internet all’indirizzo http://www.marcozacchera.it/ILPUNTOMAIL.htm ).
Credo che sia molto più esplicativa di qualunque mio commento che sarebbe classificato come di parte.
3) Quattrocchi non era un eroe. Per lo meno non secondo i miei canoni. Per me eroe è colui che sacrifica se stesso per il bene altrui, non per guadagno o gloria personale. Pietro Micca era un eroe. Si è sacrificato consapevolmente per la causa in cui credeva. Quattrocchi è stato sfortunato. Se avesse potuto scegliere sarebbe tornato a casa dalla sua famiglia. Non di meno è stato molto coraggioso ed è morto con grande dignità. Non voglio sminuire queste sue qualità. Ma l’eroismo è un’altra cosa.
4) I morti sono TUTTI uguali e non dovrebbero essere molestati, anche perché, purtroppo, non hanno la possibilità di difendersi o di replicare.
Grazie per l’attenzione



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