Dopo la tragedia, ora bisogna confrontarsi sul che fare, da oggi e per il futuro
26 Giugno 2005
Sulla tragedia di Besano, e su quanto ne è conseguito, parole ne sono state dette tante. Ora bisogna confrontarsi sul che fare, da oggi e per il futuro.
Ci sono state diverse espressioni che abbiamo apprezzato e condiviso, a cominciare dal documento unitario di CGIL, CISL e UIL, atto “politico” importante
Occorre pervenire a una sintesi e, di conseguenza, a una posizione univoca e condivisa, positiva e propositiva, di tutto lo schieramento democratico e antifascista, di tutti i soggetti e le organizzazioni sociali e politiche che ne fanno parte.
In questa direzione abbiamo sollecitato un incontro che, appunto, serva a definire azioni e proposte che abbiano il segno di cui sopra.
Per parte nostra avanzeremo idee di possibili iniziative che servano a veicolare messaggi positivi, possibili soluzioni alle diverse problematiche che, tutti, ci troviamo ad affrontare in un clima invelenito anche da atteggiamenti tanto più irresponsabili in quanto assunti da esponenti politici e istituzionali, oltre che da azioni di frange che vogliamo ritenere isolate. Altra cosa è, e deve essere, il confronto con la cittadinanza diffusa, la capacità di interlocuzione con l’opinione pubblica.
A fronte del vero e proprio corto circuito che si è prodotto, occorrono analisi e, soprattutto, risposte di alto livello, soluzioni attive in un impegno comune sì di tipo politico che parta, però, da dati e considerazioni strutturali di segno sociale e culturale.
L’impegno deve essere per un dibattito corretto, realmente preoccupato di quanto va fatto. Al contrario, molti personaggi con responsabilità di governo –a livello nazionale e locale- hanno strumentalizzato quanto accaduto con prese di posizione demagogiche, populiste, generalizzanti, razziste e xenofobe, dimenticandosi di quanto hanno prodotto (una pessima legge quale la Bossi-Fini) e di quanto si sono dimenticati di fare.
Rispetto alla totale desertificazione sociale e culturale, politica ed economica prodotta, riteniamo sia necessario promuovere ed estendere concetti e pratiche di pace, anche nell’accezione di pacificazione; promuovere ed estendere partecipazione, cittadinanza attiva, welfare locale, garantendo pari opportunità e mettendo a frutto le potenzialità positive di ciascuno.
Bisogna investire, con azioni concordate e programmate, su cultura, associazionismo, mondo del lavoro.
Tutto questo –ed altro, purché con questo senso e significato- risponderebbe alla necessità, finora insoddisfatta, di governo, giusto e utile per tutti, dei processi migratori.
La nostra realtà –ricca di associazionismo e volontarismo, laico e cattolico- non può e non deve essere bollata nel suo complesso come razzista. L’immagine che di questa realtà deve prevalere e che si deve trasmettere è quella delle buone prassi di cui è già ricca e che sono da estendere, l’immagine di “Varese città aperta”.
Giuseppe Musolino
Presidente provinciale arci
Varese, 22 giugno 2005



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