Ebrei e foibe: quando non la si racconta giusta
21 Febbraio 2005
Egregio Sig. Direttore,
Premesso che mi sembra che da quando ho lasciato la Provincia di Varese molto di quanto scrivo soprattutto in materia di conoscenza storica venga sistematicamente censurato o cassato per ragioni di campanile, ben venga che la mia lettera relativa al “Giorno del Ricordo” non sia stata pubblicata in rete perché troppo prolissa e – almeno apparentemente – faziosa; per amore di giustizia desidero, tuttavia, chiarire una volta per tutte che sempre più spesso assistiamo a vere e proprie falsificazioni della Storia stanti le quali persino i più scadenti manuali scolastici dovrebbero essere totalmente riscritti cancellando di fatto pressoché tutto il ‘900.
Innanzitutto il fatto che il “Giorno della Memoria” venga dedicato solo e quasi esclusivamente agli ebrei, come se gli ebrei fossero l’unico e solo popolo esistente sulla terra; il fato è che, nel loro insistente sforzo di continuare a considerarsi “Il Popolo Eletto”, “Il Popolo di Dio”, gli ebrei dimenticano spesso di non essersi lasciati alle spalle alcuna forma concreta di civiltà e di cultura. Si può certo affermare che lo stesso Cristianesimo derivi sotto molti aspetti dall’Ebraismo, e che persino l’Islàm contenga molti riferimenti a tale dottrina (non a caso i musulmani parlano di “Religioni del Libro” intendendo le tre grandi confessioni monoteistiche), ma l’unico Paese che – al di fuori di Israele – ha riconosciuto, nel corso della Storia, l’Ebraismo come religione di Stato è stato, tra la Tarda Antichità e il Medioevo, il Regno dei Khazari, nell’Asia Centrale già sovietica, peraltro successivamente travolto dalla montante marea islamica. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che il Fascismo ed il Nazionalsocialismo sono stati fortemente voluti dalel grandi famiglie magnatizie ebree: non è un caso, infatti, che nel film “Il giardino dei Finzi-Contini”, del grande Vittorio de Sica (tratto da “Il romanzo di Ferrara” di Giorgio Bassani), Romolo Valli porti il distintivo del PNF sia all’inizio della storia – quando insieme ai familiari viene espulso dallo stesso Partito – sia verso la fine, quando viene deportato dai tedeschi, il che manifesta l’ipocrisia di molte categorie di ebrei, che si atteggiano a vittime quando sono state esse stesse complici e corresponsabili dei carnefici. Infine, non condivido certo l’asserzione hitleriana delgi ebrei come “distruttori di civiltà”; cionondimeno, se si leggono molti passi dell’Antico Testamento (che non è stato certo scritto dai Cristiani, né tantomeno dai Fascisti, Nazisti e, soprattutto, Comunisti), non è che gli ebrei ci facciano tanto bella figura: Lot arriva a Sodoma e poco dopo questa viene distrutta assieme a Gomorra; Mosè si rende corresponsabile delle Piaghe d’Egitto, gettando sull’orlo della catastrofe una civiltà antichissima e che ha lasciato tracce molto profonde nella Storia, nell’arte e nella cultura di altri popoli persino contemporanei; Giosuè conquista Gerico dopo averla distrutta a suon di strombazzate e lasciando in piedi solo la casa di una prostituta collaborazionista. Se a questo aggiungiamo che se il più immediato risultato della Shoah è lo Stato di Israele, allora aveva ragione chi ha sempre sostenuto che gli ebrei non meritano di avere una propria Patria, visto che non vanno d’accordo neppure tra di loro e che non la sanno gestire (personalmente considero Israele uno Stato fascista).
Per concludere desidero rendere ancora una volta chiaro il concetto che non intendo difendere a spada tratta i partigiani comunisti jugoslavi di Tito, ma solo ricordare che la Jugoslavia ha subito ben tre anni e mezzo circa di occupazione nazifascista, cui hanno concorso anche le truppe degli Stati vicini. Durante tale occupazione i tedeschi hanno compiuto, soprattutto col sostegno degli ustaše (fascisti croati) ogni sorta di efferatezze e di massacri, in testa ai quali va ricordato quello commesso a Kragujevać, dove vennero trucidate circa 15.000 persone, in pratica l’intera popolazione maschile della città jugoslava. Certo si può sostenere che in guerra avviene anche e soprattutto questo, e che a guerra finita bisogna solo perdonare e dimenticare, ma nessuno sembra tener conto che i conti si fanno sempre alla fine e che è allora che si scatenano le peggiori vendette, tenendo presente quello che ha subito chi ha dovuto a lungo sottostare ad ordinamenti tutto sommato tollerati persino da quelle tanto decantate democrazie liberali la cui più grande paura era l’avvento del dominio sovietico – o, comunque, comunista – in tutto il mondo. Dobbiamo in ultimo considerare che ancora oggi i profughi giuliani, istriani e dalmati insistono sul fatot di essere stati duramente puniti solo per non aver fatto niente; il punto non è “l’aver fatto niente”, ma il non aver impedite le efferatezze di cui sopra, forse nella speranza e nella convinzione che, eliminando l’elemento slavo, molte terre e risorse sarebbero state finalmente disponibili per la creazione di quella Grande Italia che non solo Mussolini, ma tutta la nostra classe dirigente ha in fondo sempre desiderato (in fondo, l’unica grande copla storica, se così la si vuole definire, della Jugoslavia è stata quella di essere divenuta e rimasta a lungo uno Stato comunista: se fosse rimasta una monarchia nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, e – anzi – magari gli avrebbero data anche la medaglia!).
Nella speranza di vedere finalmente pubblicato questo che non vuole essere affaftto uno scritto fazioso, ma che – pur nel rispetto delle vittime delle sciagure del millennio trascorso – vuole fare solo notare anche il rovescio della medaglia,
Cordialmente Vs.



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