Ecco perché diamo fiducia al Varese 1910
14 Luglio 2005
Egregio direttore,
tutti sanno che, almeno dall’avvento delle pay tv e della legge Bosman, il calcio è un mondo in delirio.
Cose che non sono concepibili in nessun altro settore qui, purtroppo, sono la normalità.
Mi riferisco a squadre che non pagano tasse, stipendi, debiti, accumulando deficit stratosferici.
Una zona franca dove, ruotando tutto intorno al dio denaro, si sono ormai persi di vista i valori sportivi originari.
Giocatori che, in un anno, guadagnano quello che un operaio, a 1300 euro al mese, guadagnerebbe in 500 anni di duro lavoro!
Scommesse clandestine. Doping. Potere spesso incontrollato delle tifoserie più violente. Cori e striscioni razzisti.
Fa, pertanto, notizia scoprire che, perfino in una simile jungla, abitata da personaggi che non hanno certamente l’anima candida delle suore di clausura del Sacro Monte, dove gli obbiettivi affaristici e politici sono ormai diventati predominanti rispetto a quelli sportivi, sopravvive ancora qualche vero appassionato di Sport, quello con la S maiuscola e qualche società sana e senza debiti con nessuno.
Ecco perché, in estrema sintesi, il Consiglio comunale consapevole di quello che significa la squadra per la storia e le tradizioni della città, ieri sera non ha esitato a deliberare a larga maggioranza, con i voti favorevoli sia del centro – destra che del centro – sinistra, caso più unico che raro, di accordare fiducia alla proposta di Sogliano e del Varese 1910. Essi, infatti, offrono, dopo tanto tempo, un’occasione seria e concreta di aprire una nuova stagione del calcio a Varese, di rilanciare una bandiera sportiva, quella biancorossa, purtroppo caduta in una categoria che certamente non le compete e di dare un aiuto agli sport minori cui, soprattutto se nascerà la famosa Polisportiva, potrebbero essere devolute risorse insperate. Fornendo le garanzie necessarie.
Per quanto riguarda tutto quello che verrà in seguito, ovvero il progetto di cittadella polivalente di cui per ora non sappiamo nulla, ci riserviamo, di decidere, senza pregiudizi, quando sarà all’ordine del giorno del Consiglio comunale.
Nessuno ha intenzione di opporsi ad un progetto coraggioso e innovativo. Ma deve essere altrettanto chiaro che, almeno noi DS, non sposeremmo mai un’operazione in cui non si capisse bene chi ci guadagna. Vede: di Real Madrid ne esiste uno solo. Mi riferisco al fatto che la grandezza del Real Madrid, che è una società cooperativa di proprietà popolare, dove ogni socio ha diritto a un voto, è dipesa, nei tempi moderni, dall’apertura di un grosso centro commerciale nel centro di Madrid, che gli ha garantito una fonte di denaro contante praticamente illimitata, quasi interamente reinvestita nella squadra e nel settore giovanile.
Invece, in Italia, troppo spesso, in operazioni di questo tipo, purtroppo, non si riesce a collegare chi gestisce l’attività sportiva con chi cerca unicamente profitto immobiliare e se ne va quando questo profitto non si verifica in tempi rapidi o, per qualsiasi ragione, finisce. L’esperienza del Palaghiaccio e della squadra di hockey, scomparsa, nel giro di mezzora, dopo le roboanti promesse di altri investitori privati che erano stati accolti come i salvatori della patria, dovrebbe indurre l’Amministrazione a usare tutta la prudenza che il caso richiede per risparmiare alla città nuove delusioni.



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