Egregio signor Orsini, sono connessa, non ho l’auto e vivo con la tecnologia
2 Gennaio 2007
Sicuramente sarebbe stato per me più “umano e comodo” tacere e guardare l’ennesimo ecomostro che porta al declino questa civiltà di “teleaspettatori” e internauti connessi con il mondo 24/24 ore al giorno.
Ed ho peccato nell’omettere che la fruizione delle onde elettromagnetiche non può permettersi di essere svilente per l’essere umano senziente e non senziente.
Se vogliamo essere connessi, mio caro signor Orsini, cerchiamo di farlo con il prossimo nostro e non con gli strumenti che ci identificano. Sintonizziamoci con il futuro di quelle creature che ne “fruiranno” direttamente.
A meno che lei non sia in grado di spiegarmi come mai esiste un parere negativo su quest’installazione diretta sull’ITIS e IPSIA, oltre che sulla mia testa.
O è in grado di avallare meglio la sua tesi proponendomi uno studio che attesti il beneficio che quest’azione porta con sé? Oltre, ovviamente, al poter fruire di una copertura massima di quella protesi che la nostra civiltà sta progressivamente sostituendo alla materia grigia.
Ed a mia discolpa nei confronti delle sue accuse, le preciso che: 1) non mi sono firmata casbenatta indignata, bensì con nome e cognome; 2) Confesso di fare uso di cellulare e di tutti gli strumenti tecnologici che il nostro mercato propone oggi ai consumatori fin dal 1992, per necessità professionali. Infatti, mi sono definita da subito fruitrice!; 3) Da stamane il mio cellulare segna cinque tacche! Certo, ha capito bene: sono un UTENTE VODAFONE; 4) utilizzo il riscaldamento in casa, pur se devo confessare di non superare mai i 18 gradi e di impiegare produzioni energetiche a basso impatto e/o alternative; 5)mi pento per non possedere un’auto da quindici anni e di aver organizzato la mia vita viaggiando sulle linee collettive cittadine, regionali, nazionali e internazionali, qualora i luoghi risultino inaccessibili su una due ruote o a piedi; 6) so che mi devo vergognare per questo mio atteggiamento di consumo critico. Ma penso che potrà perdonarmi perché ho omesso che questa civiltà tecnologica debba perseguire il proprio collettivo benessere in maniera partecipata, mettendo al corrente la cittadinanza ed ascoltandone le istanze. Solo dopo aver valutato tutte le variabili, i rappresentanti di una società democratica possono agire. E se c’è il parere negativo di qualcuno bisogna dargli voce.
Mi pento soprattutto per non aver contribuito alla democratizzazione della mia cittadinanza, esprimendomi in maniera così incomprensibile a chi sacrifica la propria salute pur di essere reperibile 24/24 ore. Lei evidentemente è un medico. Meglio uno psicologo. Infatti, mi ha consentito di realizzare di non essere connessa con il mondo e attraverso le sue perentorie parole mi intima di stare attenta a protestare.
Una domanda, se è lecito: a chi?
Con la speranza di una sua assoluzione e di tutta la civiltà in declino a cui partecipo, 2007 auguri dall’antenna di Casbeno, totem di una civiltà che “si astiene da ogni protesta indignata” nel nome del benessere e della comodità, bisogni primari che contraddistinguono l’essere umano senziente da quello non senziente.
Distinti Saluti
Ombretta Diaferia



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