Esportiamo cervelli e importiamo piedi
14 Luglio 2005
Egregio direttore,
ho 22 anni,sono uno studente universitario. Scrivo questa lettera perchè da un paio di mesi sto conducendo una mia piccola battaglia per far capire che la nostra nazione è fatta da persone che non sanno quanto è importante la ricerca ai nostri giorni in termini di sviluppo e competitività. In Italia la ricerca è considerata meno importante del calcio. Ritengo la “fuga dei cervelli” sostanzialmente giusta,perchè noi italiani siamo gente strana:lasciamo andar via i nostri migliori ricercatori,perchè mancano soldi per la ricerca,e spendiamo invece fior di euroni per comprare all’estero i cosiddetti “campioni del pallone”. Lì siamo bravi. Esportiamo cervelli e importiamo piedi. C’è un meccanismo sballato. L’Italia è un paese povero,ma nessuno lo vuole ammettere:si spende solo lo 0.6% del PIL in ricerca e sviluppo. Le altre nazioni spendono di più e raccolgono i frutti con innumerevoli scoperte,molte delle quali premiate col Nobel,che migliorano la qualità della vita e portano ricchezza. Ciò che i nostri politici non hanno mai capito. Si va all’estero solo per ricercare campioni dello sport e non campioni della scienza. L’università italiana grazie alla sua organizzazione didattica,unica al mondo forse,sforna laureati molto molto preparati,e fino a qui 10 e lode. Infatti i nostri ricercatori sono molto apprezzati in tutto il mondo. Ma è il post-laurea il tassello mancante. Non si può spendere così poco se si vuol restare competitivi a livello mondiale. Non si pùo restare competitivi dando a un ricercatore 700 euro al mese. E’ VERGOGNOSO!!. E allora ben venga la possibilità di andare in altre nazioni,dove magari vengono apprezzate le vere qualità che uno studioso possiede,e per di più pagate meglio,molto molto meglio. Questa fuga aumenta di anno in anno,e l’Italia rischia di perdere definitivamente i suoi scienziati. A nessuno piace lasciare la propria terra,ma vedendo l’andazzo della ricerca qui in Italia ho potuto capire che difficilmente ci sarà una inversione di tendenza. All’università si respira un’aria di insoddisfazione generale,c’è ormai diffusa la mentalità del “bisogna accontentarsi”. E poi si va a sbattere con troppi concorsi,troppe raccomandazioni,troppa burocrazia,non dimentichiamocene. Probabilmente pure io andrò via dall’Italia, e ciò non me ne duole. I politici parlano, parlano,ma tutto finisce lì. Non sono esterofilo,ma non vedo impegni concreti da parte dei governanti per favorire la ricerca e lo sviluppo qui in Italia. Si potrebbero fare progetti ambiziosissimi,ma la politica è addentrata pure nella scienza,e questo è un male. Ho capito che non c’è rispetto tra la gente in genere,e figuriamoci tra i politici,per chi studia. Io me ne sto accorgendo solo adesso,che studio all’università. Non vieni apprezzato. C’è invidia o forse dai fastidio. Beh,forse è proprio vero:se sei intelligente dai fastidio,perchè diventi pericoloso. E questa non è solo una mia opinione,ma sono tante le persone che la pensano così. Mancano i soldi,eppure ci sono per pagare gli stipendi da favola dei nostri politici,di gran lunga superiori a quelli degli altri colleghi. Gli appelli che da più parti del mondo accademico e della ricerca giungono mi sembrano pieni di speranza proprio come è il mio cuore, ma mi sembrano inutili, perchè per avviare un contesto veramente competitvo ci vogliono anni di lavoro,così è stato per le potenze industriali che oggi sono all’avanguardia nella ricerca, nell’innovazione e nello sviluppo.Non è nel mio stile parlare con questi toni ma ciò che sto dicendo,lo ripeto,non lo penso solo io. Grazie per avermi ascoltato, con affetto,



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