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Essere antiamericani è oggi una inevitabile e triste necessità!

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7 Settembre 2005

Caro direttore,

vedo che il sig. M.Galli rispetto alle argomentazioni che ho sviluppato nella mia lettera del 1 Agosto: “Non accetto lezioni di anticomunismo da chi ha voluto la guerra nella ex Jugoslavia”, preferisce non misurarsi nel merito delle stesse, riproponendo il problema di una presunta incompatibilità tra le mie dichiarate posizioni politiche e l’appartenenza alla segreteria provinciale della CGIL.

Orbene, trovo quest’appunto non solo fuorviante rispetto ad una normale dialettica politica, ma in sé misero e infondato.

Poiché, la CGIL non è un ente, né una istituzione, bensì una organizzazione di classe del mondo del lavoro, mi preme innanzi tutto sottolineare che alle cariche politiche si accede per legittimazione congressuale e non per ambizioni personali.

Inoltre, non solo il diritto di opinione è inalienabile e sancito dalla nostra carta costituzionale, ma l’art. 4 dello Statuto della CGIL, “Diritti delle iscritte e degli iscritti”, recita: “ Essi hanno diritto di concorrere alla formazione delle decisioni del sindacato e di manifestare deliberatamente il proprio pensiero e il proprio diritto di critica con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, nonché, fermo restando la piena autonomia e le specifiche competenze decisionali degli organi dirigenti, di esprimere posizioni collettive di minoranza e di maggioranza, alle quali possa riferirsi la formazione dei gruppi dirigenti”.

Essendo iscritto alla CGIL dal 1979, la mia militanza è sempre stata improntata al fine di contribuire su posizioni di classe antimperialiste e anticapitaliste, nonché comuniste (seppur non sia più iscritto ad alcun partito politico dal 1984) e leniniste alle varie sintesi sia di minoranza, sia unitarie, che hanno contraddistinto e contraddistinguono la CGIL a tutti i livelli dell’organizzazione.

Dunque, rifiutando la tesi non nuova delle due verità: una interna (cioè dell’organizzazione) e una esterna (quella pubblica).

Coerenza vuole che tutte le battaglie debbano riguardare entrambi i fronti con la stessa intensità, nella consapevolezza che sul piano organizzativo è sovrana la sintesi politica figlia di una dialettica tra aree organizzate e opinioni libere e plurali.

Per quanto concerne l’antiamericanismo non sono stati il mondo e l’Europa per forza di cose antinazisti, pena la sopravvivenza del genere umano? E per quanto riguarda il noi collettivo, non si è fondato il medesimo su un sano antifascismo?

Con la cricca di criminali di guerra che governa a Washington e la guerra preventiva e infinita dichiarata al mondo intero, essere antiamericani è oggi una inevitabile e triste necessità!

Ringraziandola per l’ospitalità, cordiali saluti.

Gian Marco Martignoni

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