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Fermiamo le morti bianche

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27 Dicembre 2006

Gli incidenti mortali avvenuti nei luoghi di lavoro in Italia nel 2005 sono una vera e propria carneficina, un dramma sociale ed umano. Oltre 1000 le “morti bianche” registrate all’I.N.A.I.L. a fine 2005, di cui 126 nell’agricoltura, 865 nell’industria e servizi e 9 tra i dipendenti statali; a questi vanno aggiunti gli infortuni ancora aperti che ammontano a 14 nell’agricoltura, 260 nell’industria e servizi e 6 tra i dipendenti statali per un totale complessivo di 1280 infortuni mortali.
Ci chiediamo perché ancora oggi in un paese civile come il nostro, settima potenza industriale, i lavoratori e le lavoratrici debbano pagare un prezzo cosi alto in termini di vite umane.
Basta girare nei cantieri per vedere quali siano le condizioni di lavoro, la totale mancanza delle più banali norme di sicurezza, l’incrociarsi di decine di piccolissime imprese subappaltatrici che hanno alle proprie dipendenze lavoratori a “nero” o precari, spesso migranti quindi più ricattabili proprio per la loro condizione sociale.
Basta osservare come questi lavoratori svolgono le loro mansioni intenti a correre e a produrre di più perché altrimenti c’è il licenziamento, nessun diritto e nessuna tutela. I morti sul lavoro non sono frutto di cause accidentali come si vuole far credere ma sono il frutto di un’ideologia cinica e malata che preferisce la competizione a basso costo e l’aggiramento puntuale delle leggi che tutelano la sicurezza dei lavoratori e che prevengono ulteriori infortuni mortali.
Gli investimenti per mettere in sicurezza i lavoratori vanno inevitabilmente ad incidere sui costi del prodotto finale e in una società neoliberista che guarda solo alla logica del profitto questo diventa “sconveniente”: la convenienza sta nel tagliare i salari e ridurre i diritti e la sicurezza, sta in una competizione disumana e “stracciona” che si fonda sul famigerato “abbassamento del costo del lavoro”. Tanto a pagare sono sempre gli stessi, con una lista di decessi che raramente fa notizia.
C’è davvero bisogno, come ha avuto modo dire il presidente della camera Bertinotti di una svolta della politica affinché la sicurezza dei luoghi di lavoro diventi una priorità; nella finanziaria appena varata sono stati stanziati fondi per assumere 800 nuovi ispettori del lavoro, è stato creato un fondo per l’emersione del lavoro nero e per aumentare la sicurezza sui luoghi di lavoro inoltre è stato inserito l’obbligo del documento unico di regolarità contributiva per impedire la regolarizzazione dei lavoratori solo dopo la loro morte. Non è molto ma è già un piccolo segnale che va nella direzione giusta, crediamo infatti che siano la politica e le istituzioni in primis a dover risolvere quello che sta ormai diventando un vero e proprio dramma sociale, e
c’è ancora molto da fare.
Rifondazione Comunista è e continua ad essere in prima fila (a volte in solitudine) per riportare dignità e sicurezza nel mondo del lavoro, convinti come siamo che quello delle morti bianche in Italia è una vergogna a cui bisogna assolutamente porre fine.

Alain Peretto - Segreteria provinciale PRC

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