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Finanziaria: tanta passione, poca razionalità

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15 Novembre 2006

Egregio Direttore,

il dibattito sulla Finanziaria, come spesso capita in Italia, si sta sviluppando con tanta passione (come è anche giusto), ma anche con poca razionalità (e la cosa non è positiva). Forse è il caso di ricordare alcuni elementi che spesso sfuggono quando si parla di cose solo apparentemente ‘italiane’. Questi sono a mio avviso i più rilevanti

a) la politica monetaria non la fanno più gli stati nazionali;
b) la politica nazionale di bilancio è soggetta ai vincoli di Maastricht, proprio per consentire il funzionamento della moneta unica e per non propagare agli altri Paesi gli effetti di uno sfondamento continuato dei parametri, cosa che non solo aggraverebbe il debito pubblico italiano (che, da solo, è pari al 25% del debito pubblico dell’intera Unione europea!), ma trasmetterebbe anche impulsi inflattivi all’intera eurozona;
c)la politica economica nazionale è sempre più un anacronismo storico. Solo qualche esempio. Quando di parla di energia occorrerebbe dire che o c’è un ‘governo europeo’ capace, a breve, di trattare con Russia e produttori vari e, a lungo, di avviare una colossale opera di sviluppo di energie rinnovabili oppure siamo destinati ad essere ricattati continuamente (vedi anche il recente accordo ENI/Gazprom) e ad essere tagliati fuori dalle nuove fonti. Quando di parla di ricerca scientifica occorrerebbe dire che o c’è un ‘governo europeo’ che ha la forza per finanziare progetti d’avanguardia per competere con USA, Giappone e domani con Cina, India ecc., oppure il declino scientifico e tecnologico dei nostri Paesi è segnato: il caso del quasi-fallimento dell’Airbus è lì a dimostrarlo.

In questo quadro che cosa deve fare il governo Prodi? 1) deve rimettere a posto i conti; 2) deve tentare di riequilibrare sul piano sociale le divaricazioni che si sono prodotte nella società italiana e che ostacolano lo sviluppo; 3) deve trovare le risorse, assieme agli altri Paesi dell’Unione, per rilanciare la strategia economica di Lisbona: fare dell’Europa un’area competitiva nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali, delle ricerca scientifica e tecnologica e nello sviluppo delle energie rinnovabili.

Si è concentrato sul primo punto: ed era corretto. Tenta di perseguire il secondo punto: è corretto, ma i risultati veri, se ci saranno, li vedremo solo con la lotta all’evasione fiscale. Ha lasciato, invece, nell’ombra il terzo punto: qui sta, forse, il suo errore. Non ha trasmesso l’unico messaggio forte che poteva compattare il Paese (come ai tempi dell’euro) e far acquisire all’Italia un ruolo di protagonista nel processo di costruzione del “governo europeo dell’economia”. Se così avesse fatto, non avremmo assistito alla confusione del dibattito di questi mesi, ma avremmo, forse per la prima volta, discusso di cose serie ed avremmo costretto anche gli altri Paesi dell’Unione a fare altrettanto.

Ciononostante, se la Finanziaria passerà, l’Italia avrà una carta in più per chiedere un rilancio dell’economia europea. Questa potrà esserci solo se, contemporaneamente, vengono avviati quei cambiamenti ‘istituzionali’ necessari per far nascere un vero ‘governo europeo’ in grado di fare una politica economica ed industriale in nome degli Europei e nell’interesse degli Europei. La salvezza dell’Italia (e degli altri Paesi europei) dipende solo da questo.

La ringrazio per l’attenzione.

Antonio Longo - Segretario della sezione di Gallarate e membro della Direzione Nazionale del Movimento Federalista Europeo

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