Finirà senza colpevoli, come al Vajont e al Cermis?
5 Luglio 2021
Egregio direttore
una funivia sale, si arresta a qualche metro dalla stazione d’arrivo e poi sappiamo come le cose andranno a finire. Non c’è spazio per l’immaginazione in quanto tutto risulta ben documentato da una telecamera. 14 morti nell’arco di qualche secondo, tuttavia un tempo sufficiente per capire, per prendere coscienza che stava arrivando la fine. Insomma una morte violenta in tutti i sensi.
Nella mia mente affiorano tanti ricordi, dalla tragedia del Vajont, a quella di Cavalese del 1976 fino a quella del Cermis del 1998. Decine e decine di vite spezzate senza una ragione, senza un perché.
E i colpevoli? Ma quali? Si pensi alla “strage” del Vajont i cui morti reclamano ancora giustizia, a fronte poi di insignificanti condanne dell’apparato dirigente, all’aereo americano il cui pilota oltre vent’anni fa tranciò il cavo della funivia per aver volato a quota più bassa: una ventina di persone persero la vita. Ashby se la cavò con 19 settimane di carcere.
Eppure, andando a ritroso nella storia del popolo ebraico, si legge nel testo biblico di Levitico 24; 19-20: “se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all’altro, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatto all’altro”.
Senz’altro, lungi anni luce dal sottoscritto, l’avallo di una simile risoluzione delle controversie di natura penale! La legge del taglione applicata da tanti popoli antichi risulta un’applicazione barbara del diritto “fai da te”, un’aberrante ed efferata negazione dei lumi della ragione, una sorta di vendetta pubblica, o meglio una faida statale.
Tuttavia, però, trovo importante riflettere sullo spirito, sul significato sotteso a questo sistema giudiziario, almeno tra gli ebrei, che non solo dava risalto alla santità della vita, ma inculcava negli israeliti la necessità di stare particolarmente attenti a non fare del male ad altri, a prendere tutte le precauzioni per evitare comportamenti che potessero rivelarsi gravemente perniciosi rispetto alla salute altrui. Un monito alla responsabilità collettiva che non escludeva nessuno. Oltremodo vorremmo ricordare, a dimostrazione della giustizia perfetta di Dio, come esistessero nell’antico Israele le sei città di rifugio che concedevano il diritto di asilo agli omicidi involontari. D’altra parte, però, si voleva tutelare il sacro valore della persona e colpire anche l’imperizia, la leggerezza, l’imprudenza di certe scelte e decisioni non attentamente soppesate.
Oggi la mancata manutenzione, l’avidità, la superficialità possono avere ingenerato la morte violenta di 14 persone. Pertanto indipendentemente da qualsiasi considerazione personale, mi chiedo e vi chiedo: “Dobbiamo aspettarci, nella tragedia del Mottarone, una punizione esemplare o la solita condanna all’italiana che tra attenuanti, cavilli giuridici scriminanti, si risolverà in una beffarda sentenza, ancora una volta, assolutamente inadeguata”?
Claudio Riccadonna. Ala



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