Frugalità
18 Dicembre 2005
Giovedì scorso il Corriere della Sera con la pletora di pezzi dedicati alle malversazioni e alle ruberie vicendevoli e bypartisan della coppia Fiorani – Consorte e compagnia cantante, pubblicava di taglio basso, cioè a piè di pagina per chi non è del mestiere, un’intervista con Miriam Mafai, giornalista, scrittrice e firma storica della Repubblica, dedicata al rapporto tra politica, denaro e comportamenti privati dei politici stessi.
La Mafai, che per trent’anni fu la compagna di vita di Giancarlo Paietta, ricordava come la frugalità fosse fino alla morte di Enrico Berlinguer la regola aurea del militante comunista,compresi naturalmente i cooperatori rossi. La stessa cosa valeva, a maggior ragione, sul versante cattolico ma anche su quello di una certa destra “etica”. Ho visto la decorosa modestia della casetta di Alcide De Gasperi a Sella di Valsugana, il piccolo monacale ufficio di Luciana Lama a Botteghe Oscure, il sorvegliato dècor borghese dell’appartamento romano di Giorgio Almirante. Quegli uomini, pur militando sotto opposte bandiere e pur combattendosi aspramente, condividevano il principio che alle idee e agli ideali sbandierati nelle piazze e in Parlamento dovessero corrispondere anche comportamenti coerenti nella vita quotidiana. Poi venne la stagione dei nani e delle ballerine che sembra non finire mai. Neppure in Germania – ma ciò non consola affatto- dove l’ex cancelliere socialista Schroeder appena lasciata la poltrona di governo si è messo a libro paga di Gazprom, il colosso russo del gas dell’autocrate Putin la cui criminale politica in Cecenia è avvolta da un assordante silenzio occidentale.



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