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Fu vera gloria

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18 Aprile 2005

Egr. direttore,
come ogni anno con l’approssimarsi della ricorrenza del 25 aprile si susseguono, a ritmo incalzante, le rievocazioni degli ex partigiani che con malcelato orgoglio ostentano il loro passato di “combattenti per la libertà” fatto di omicidi e attentati.
Non si comprende cosa vi sia da vantarsi nell’uccidere alle spalle un uomo in divisa o mettere una bomba in un cassonetto dei rifiuti per poi fuggire a gambe levate con il volto coperto alla maniera brigatista e lasciare ad altri le conseguenze, prevedibili e volute, dei loro atti.
Gli italiani che seguirono Mussolini anche nella cattiva sorte si batterono invece, inquadrati nell’esercito o nelle milizie della Repubblica Sociale Italiana, sempre in divisa e a volto scoperto consapevoli che così facendo esponevano se stessi e i loro familiari alla vendetta partigiana (infatti a guerra finita furono migliaia i militari fascisti, quasi sempre giovani e giovanissimi, uomini e donne, trucidati e gettati nelle fosse comuni dai “liberatori” sotto lo sguardo indifferente dell’occupante americano e compiaciuto del nuovo governo italiano, come ampiamente documentato da Gianpaolo Pansa nel suo celebre saggio di “Il sangue dei Vinti” ).
I partigiani, armati e finanziati dall’America, pur potendo vestire anch’essi una divisa, quella del regio esercito di Badoglio che affiancava le truppe alleate al sud, preferirono la tecnica della guerriglia e del mordi e fuggi, sicuramente meno rischiosa ma dalle conseguenze devastanti.
Gli attentati alle truppe tedesche in ritirata furono infatti pianificati al solo scopo di suscitare la loro reazione che fu quasi sempre feroce, anche se prevista dai codici di guerra (si veda la strage nazista delle Fosse Ardeatine, conseguenza del sanguinoso attentato dinamitardo partigiano di Via Rasella dove trovarono la morte trenta vecchi riservisti e una donna italiana con il suo bambino).
Ho molto rispetto per chi mette in gioco la propria vita per un ideale, qualunque esso sia, ma mi viene difficile nutrire lo stesso sentimento verso chi, per puro calcolo politico (sedersi al tavolo dei vincitori per spartirsi il potere a guerra finita), ha trasformato una lotta tra eserciti in una sanguinosa guerra civile dove a pagare sono stati tutti gli italiani. Aldilà della retorica resistenzialista che ci assilla da sessant’anni.
Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.

Gianfredo RUGGIERO

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