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Giuseppe Mazzini e la letteratura

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19 Luglio 2005

Egregio direttore,

anche questa volta ho trovato, credo, qualcosa di interessante. Nella biografia di Giuseppe Mazzini, scritta da Romano Bracalini e pubblicata da Oscar Mondadori (1994), si riporta della grande passione per la letteratura coltivata dall’avvocato e patriota genovese. Vi si racconta della sue letture e degli articoli scritti su Byron e Goethe, nonché del suo desiderio di scrivere e mandare alle stampe una vita di Foscolo. Aveva in progetto di pubblicare a Genova una “Rivista straniera”, ma l’intento fallì quando la censura si accorse del vero nome del direttore. Se si pensa a quanta parte della vita di Mazzini venne trascorsa in clandestinità, possono ben fare impressione le parole di Bracalini quando, nella sopra citata biografia racconta: “Scriveva e leggeva furiosamente. Chiedeva libri come un carcerato diligente, faceva l’elenco alla madre che glieli spediva per vie complicatissime”.
In effetti furono molti, primo fra tutti il padre Giacomo, coloro tra quelli che gli furono vicini i quali lo spinsero a “smettere codesto mestiere disperato chiappanuvole” e a darsi, se non alla professione forense, alla letteratura, ad “onorare l’Italia con la penna”.
Ma lui rispondeva al padre:

“[..] repubblica, leggi, suffragio popolare non sono che mezzi. Lo scopo è il miglioramento dell’uomo, è l’educazione dell’umanità, è il perfezionamento delle generazioni, un passo da farsi nella conoscenza e nella esecuzione della legge di Dio. Su questo terreno non v’è più libertà, v’è dovere [..]”.

Ho poi trovato particolarmente suggestivo l’avviso ai lettori, da lui scritto, che comparve sulla rivista “L’Italiano” (periodico voluto da Mazzini e stampato a Parigi dal marzo all’ottobre del 1836, con la collaborazione a titolo gratuito di molti intellettuali dell’epoca):

“[..] la fantasia ed il cuore compongono i quattro quinti dell’uomo. La poesia non è un dono e privilegio di pochi; le masse son piene di viva e parlante poesia”.

Lettera firmata

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