Gli ambientalisti ci sono eccome
25 Ottobre 2006
Gentile direttore,
notiamo con piacere che si sta ampliando (sia pur in maniera trasversale, ma dopotuttto è giusto che sia così), il fronte del “No all’albergo delle Ville Ponti”, con gli interventi apparsi su Varesenews dell’avvocato Giulio Moroni (Leganord) e dell’ing. Bruno Paolillo (Forza Italia).
Al primo vorremmo cortesemente ricordare che gli ambientalisti ci sono, eccome!… (e superfluo sarebbe citarne i nomi), al punto da essere tacitamente accusati a mezzo stampa di tramare nell’ombra, fomentando gli stessi abitanti del quartiere che si vorrebbero silenti o ancor meglio addomesticabili. Inoltre ci teniamo a ricordare che è almeno dal 2002 che Social Forum e gruppi ambientalisti come Legambiente, Italia Nostra, Verdi Ambiente e Società, si battono con varie iniziative sul territorio, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un progetto di pura e semplice devastazione ambientale. E qui non si tratta (come qualcuno ha inteso dire), di essere conservatori rispetto a chi invece rappresenterebbe un progresso per la città, ma semplicemente persone di buon senso, ossia sensibili al valore dell’ambiente urbano e ai suoi delicati e spesso precari equilibri. Lo abbiamo già detto molte volte e lo ripetiamo: non conosciamo interessi di parte (camuffati da interesse collettivo) capaci di giustificare, di legittimare la distruzione sistematica di un sito di per sé assai prezioso sia dal punto di vista paesistico ambientale che storico.
Quanto al secondo avevamo peraltro apprezzato la sua presa di posizione circa la questione dello scandaloso degrado di via Vannucci e relativo progetto edilizio invasivo, inteso come passo ulteriore verso la cementificazione totale di un’area già di per sé alquanto congestionata.
Detto questo vorremmo ribadire che il nostro impegno contro il possibile scempio (o se si preferisce, il sacco) della collina di Biumo Superiore, è sempre stato motivato da una attenta e approfondita analisi di tutti i parametri oggettivi (da quello paesistico a quello viabilistico), presenti nella discussione da cui traiamo come logica conclusione la possibilità di pensare in modo diverso, innanzitutto sfruttando le risorse offerte dal sedime dei complessi industriali dismessi.
Un’altra opzione? Voltare pagina.
E ci si stupisce che molti seguitino a non coglierne l’importanza, preferendo, al perseguimento dell’armonia e della bellezza dell’ambiente, unita al rispetto dei bisogni primari dei cittadini, il sogno fittizio di una Varese che non c’è, essendo solamente nella testa di chi, in realtà, ha un solo scopo: il proprio personale prestigio.
Cordiali saluti



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