Gli errori del passato e la miopia del presente
27 Dicembre 2006
Egr. direttore,
le scrivo per porre all’attenzione dei lettori un fatto di notevole rilevanza storica per il nostro territorio, che purtroppo non sta avendo il risalto che merita sui media locali: il ritorno, dopo oltre 50 anni, dei Binari in alta Valle Olona. Stanno volgendo alla conclusione i lavori di ristrutturazione della tratta Cantello – Malnate della ferrovia Castellanza – Mendrisio via Valmorea/Stabio delle Ferrovie Nord Milano: è infatti in corso la posa dei binari nel piazzale della Stazione di Malnate Olona, dove i treni non giungevano più dal 1953, anno della soppressione della tratta Castiglione Olona – Malnate.
La meglio nota come “Ferrovia della Valmorea”, informalmente “Valle” per i lavoratori dell’azienda di Piazzale Cadorna, venne realizzata agli inizi del ‘900 in funzione del grande sviluppo industriale lungo la valle Olona, nell’ottica di realizzare, gradualmente, un importante valico commerciale con la Confederazione Elvetica. La costruzione, avviata tra Castellanza e Cairate/Lonate Ceppino (1904), proseguì successivamente fino a Valmorea (1915), ma solo più tardi, nel 1926, fu completata oltrepassando il confine e raggiungendo Mendrisio.
Con l’apertura dell’esercizio regolare, non seguì il necessario appoggio governativo dell’allora governo fascista italiano: una società privata, a capitale prevalentemente straniero ed ebraico, era avversata dal regime. Così, le Ferrovie dello Stato non permisero l’applicazione delle cosiddette “tariffe di transito” per i trasporti di merce, né riconobbero il valico giuridicamente, impedendo così a loro carri di transitarvi: un “merci” completo da Genova a Mendrisio, da istradarsi via Novara Nord – Castellanza – Valmorea, venne fatto transitare dalle FS via Milano – Chiasso, con aggravio di spese per il destinatario dovute al chilometraggio più elevato… era ben chiaro che, per le FS, il valico di Valmorea, di fatto, non esistesse. Ciò mise in crisi l’economia dell’azienda concessionaria, che si vide costretta a chiudere il valico a soli due anni dall’apertura, nel 1928, in quanto si era «di fronte a un disinteressamento da parte delle superiori autorità e non rimane quindi che di dar corso alla […] chiusura».
Si chiudeva così la speranza non solo dell’azienda, ma dell’intero territorio varesino, di essere servito da una importante arteria viaria, che oltre a garantire un mezzo comodo e rapido di accesso alla Confederazione, avrebbe dato alla nostra provincia un ruolo chiave nei rapporti commerciali con la Svizzera e quindi con l’intera Europa. Una infrastruttura di cui, ancora oggi, sentiamo (e paghiamo) la mancanza.
La linea venne quindi limitata a Valmorea, il servizio passeggeri calò (fino alla sua totale soppressione nel 1952), il suo ruolo si trasformò –nei fatti- in quello di un lungo raccordo merci ed il suo destino rimase legato solo all’attività della aziende della Valle Olona. Con la crisi delle stesse, diverse tratte vennero gradualmente chiuse, sino alla serrata completa della linea: Valmorea-Malnate (1938), Malnate – Castiglione O. (1953), Castiglione O. – Castellanza (1976).
Fortunatamente, nonostante la chiusura, la linea non fu mai soppressa ufficialmente, ed i terreni e le concessioni per l’esercizio del servizio sono sempre rimasti di proprietà delle Ferrovie Nord Milano.
Da allora, numerose iniziative per la riapertura di questo valico dalle enormi potenzialità furono tentate, ma si risolsero incomprensibilmente nel nulla.
Fu così che, grazie all’impegno (fisico ed economico) di pochi appassionati e delle associazioni che li rappresentano, all’inizio degli anni ’90 nacque l’idea –quasi utopica- di riaprire questa affascinante ma sfortunata linea ferroviaria a scopo amatoriale e turistico, partendo questa volta dal territorio elvetico e scendendo lentamente verso sud fino a Castellanza. Idea che si concretizzò, grazie all’appoggio delle Ferrovie Nord Milano e del loro Circolo Ricreativo Aziendale – sezione Cultura Ferroviaria, con la riapertura del tratto Confine-Casello 14 (1995), Casello 14-Valmorea (1999). A quel punto, si accese l’attenzione degli enti locali, intenzionati a sfruttare la linea in chiave turistica, come accesso diretto ai paradisi naturali della Valle del Lanza e della Valle Olona: i comuni interessati, la Provincia di Varese, di Como e la Regione Lombardia costituirono così l’associazione Ferrovia Valmorea, che finanziarono la tratta Valmorea-Cantello (2003) e la tratta Cantello-Malnate Olona (in corso di completamento).
La speranza attuale è quella di proseguire, in breve tempo, perlomeno verso Castiglione Olona, (nella speranza che il progetto della costruenda Diga sul fiume sia rispettoso della sede ferroviaria) per quindi spingersi sino a Castellanza, dove pare non verranno rimossi i binari di raccordo con la rete sociale FNM anche in seguito all’interramento della tratta cittadina.
L’esempio della sfortunata ferrovia Castellanza-Mendrisio deve essere da monito per i cittadini, in un epoca in cui la realizzazione di nuove infrastrutture, conseguenza dei mancati investimenti dei decenni scorsi, è tristemente avversata da parta dei cittadini, per ragioni localistiche poco comprensibili: il fallimento di questo valico ha comportato per Varese l’esclusione dai traffici commerciali d’oltralpe per oltre mezzo secolo. La riapertura in chiave turistica della sfortunata ferrovia appare quasi provocatoria in questa veste, e il suo recupero funzionale dovrà anche servire per tenere viva la memoria sugli errori del passato, sui mancati investimenti di decenni che ci hanno portato all’isolamento, e renderci così più aperti e favorevoli all’ammodernamento della nostra rete ferroviaria mettendo da parte, una volta per tutte, gli interessi campanilistici, per lo sviluppo e per il futuro del nostro territorio.



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