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God bless the USA

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6 Settembre 2005

Egregio direttore,
L’inondazione di New Orleans ha rivelato al mondo non solo l’inettidudine e l’immoralità del presidente Bush e della sua amministrazione (la signora Condoleeza Rice, segretario di stato, mentre migliaia di cadaveri e carogne galleggiavano sul Mississippi tracimato, era intenta a scegliere le scarpe in un negozio superlussuoso di Ferragamo), ma anche la totale assenza di coesione sociale degli USA e il collasso di un sistema economico e politico che merita di essere definito, ricorrendo al lessico nazista, come “Herrenvolk democracy” (democrazia del popolo dei signori).
In realtà, l’‘american way of life’, per garantire il quale è stata scatenata la guerra preventiva, ha prodotto milioni di “morti e feriti” innanzitutto all’interno della società statunitense: come documenta l’ultimo rapporto dell’Ufficio del Censimento Federale, i poveri sono cresciuti, le infrastrutture e i servizi del paese sono fatiscenti e falcidiati dai tagli alla spesa pubblica, le carceri straboccano di miserabili e i diritti civili sono soffocati in nome degli imperativi della sicurezza nazionale.
È accaduto così che, a causa di un evento climatico catastrofico, i cittadini degli USA abbiano visto, con orrore e tremore forse superiori a quelli con cui avevano assistito agli attentati dell’11 settembre 2001, scoperchiarsi il vaso di Pandora dei mali sociali che l’amministrazione centrale e le amministrazioni locali di quel paese avevano reso invisibili e nascosto come polvere sotto il tappeto. Ed è anche accaduto che, se l’inesorabile impantanamento nel mattatoio iracheno e afghano ha reso evidente la difficoltà dell’imperialismo USA nel mantenere la supremazia mondiale, l’uragano Katrina e l’inondazione di New Orleans hanno messo a nudo il ‘cuore di tenebra’ di quella stessa società imperialistica. L’inefficacia dei soccorsi, il deperimento delle infrastrutture, la mancanza di prevenzione e l’emersione del popolo dei ‘dannati della terra’ hanno mostrato sugli schermi televisivi di tutto il mondo la crisi morale, prima ancora che economica e sociale, della superpotenza statunitense.
Mentre l’‘american dream’ si trasforma nell’incubo di un disastro di classe e di razza, mi domando se questa tragica lezione aiuterà gli sprovveduti ammiratori del modello statunitense a comprendere che il dominio della forma-merce non potrà mai, sia dall’una che dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, né sfamare il mondo né evitare le guerre né prevenire o fronteggiare le catastrofi naturali.

Eros Barone

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