Guardiamo la famiglia per quello che è, per il bene dei bambini
30 Ottobre 2005
Ciao a tutti,
come si fa a non intervenire su un tema scottante come la famiglia , di questi tempi, in cui da un lato sembra prevalere il modello miope della famiglia nucleare, composta da genitori e figli, legata in modo indissolubile dal sacramento del matrimonio, unico fulcro della vita e della trasmissione di valori sociali e culturali sani?
Dall’altra, ed ahimè, si tratta di casi in aumento, assistiamo ad una palese ed innegabile evidenza: la crisi della famiglia stessa, minata nei suoi presupposti fondativi dal ricorso sempre più frequente all’istituto della separazione e del divorzio per togliere veli pietosi a convivenze impossibili, la cui prosecuzione sarebbe dannosa e patogena per lo sviluppo dei componenti che vi abitano, se la conflittualità è alta o insuperabile per motivi gravi o gravissimi.
Vi sono situazioni familiari le più complesse e disparate in cui il miglior mediatore familiare può solo sperare, per il bene collettivo, che la coppia giunga a separazione il più presto possibile e attenui la bellicosità auto ed eterodistruttiva.
Permanere in uno stato simile non permetterebbe neppure l’educazione dei figli, in quanto i valori proposti da un coniuge verrebbero disconfermati dall’altro, per puro spirito distruttivo e non per i contenuti: si instaura una relazione dove non sono più i contenuti ad essere importanti, ma la distruzione psicologica del coniuge, con ogni mezzo.
Chinque giunga alla scelta del matrimonio si augura vita lunga e felice, ben venga per chi ha la fortuna o la possibilità di farlo, che ciò si avveri.
Ma le insidie sono molte, le trasformazioni sociali dei ruoli paterni e materni enormi, le influenze delle famiglie d’origine spesso potenti ed influenti sul figlio sposo o sposa, che giungono sino al punto di interferire nella squalifica dell’uno o dell’altro coniuge, tali che si innescano dinamiche espulsive per motivazioni inconsce che non è qui sede di menzionare.
La famiglia è sì la cellula della riproduzione sociale, ma perchè possa continuare il suo compito culturale e riproduttivo, occorre avere gli occhi per guardarla come essa si presenta nella realtà e non fingere di non vedere o peggio obbligare a subire situazioni di violenza quotidiana perpetrata in modo sottile e velato o palese: i bambini colgono questo clima, lo percepiscono nei suoi aspetti emorivi più profondi e ne traggono ansie, insicurezze ed angosce.
Sì, va detto: nei casi di bambini in terapia psicologica la maggior parte delle cause della loro sofferenza risiede in dinamiche familiari rifiutanti, incapaci di assumersi la responsabilità dell’educazione del figlio, in un’immaturità dell’adulto che si accinge ad essere genitore ma scopre di non averne i requisiti personologici minimi ed altro.
Inoltre il Welfare abbandona situazioni a rischio per scelte finanziarie, i servizi sociali, dei quali vi è scarsa diffusione e cultura nel ns. paese, sono sempre più oberati ed impossibilitati a dare risposte di aiuto.
La Chiesa difende l’embrione e i suoi diritti, ma cosa fa quando questo diviene persona e viene trascurato o violentato o menomato nei suoi diritti di soggetto ed inizia a soffrire emarginazione, povertà e abbandono o trascuratezza nella sua prima infanzia, periodo che lo segnerà per sempre ed in modo irreversibile?



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