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Have you seen Ute Lemper in Gallarate?

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1 Febbraio 2007

Ute Lemper a Gallarate. Sconvolgente. Io varesina, me ne sono andata in quel di Gallarate con lo stesso entusiasmo che avevo quando mi recavo a Parigi. Perché la cittadina sta veramente diventando, intellettualmente, una piccola Paris. I suoi teatri, i suoi bistrots, come l’Opéra, di fronte al Teatro Condominio con il suo direttore, raffinato nelle scelte ma anche nei modi e nel suo look. Pubblico scelto. I Missoni, la stampa giusta, il teatro giusto. E Ute, questo “monstre sacré” che canta Brel con il suo accento francese un po’ borderline, dalle erre che graffiano e poi Brecht ed i suoi accenni, brevissimi ma incisivi di artista impegnata. “Agli inizi della mia carriera, partivo da Berlino Est per recarmi a cantare al teatro di Berlino Ovest. Il muro dalla parte orientale era grigio, cupo, il lato occidentale pieno di colore…ero convinta che sarebbe durato per sempre, invece tutto d’un tratto è crollato, il cielo si è aperto”. E poi ancora la sana vecchia blague un po’ semita, il che significa anche di sinistra, quella che i francesi definiscono la “gauche caviar”: It does exist a happy marxist…” Cittadina del mondo, alterna inglese, tedesco, francese, azzarda un po’ di lingua di Dante con “have you seen the moon in Gallarate?”. Al termine della performance la sua voce è giunta all’apice della scioltezza, del calore, fantastica, inimitabile. Peccato fermarsi…Subito dopo accetta di ricevere un pugno di giornalisti in camerino.Sta allattando il suo piccino. La tigre di Berlino si è tramutata in una dolce leonessa. Solo due domande, prego..”Ute, la canzone in yiddish, il suo accenno a Kurt Weil, compositore ebreo tedesco, la sua venuta subito dopo la celebrazione della Shoah…un caso oppure organizzato di proposito? Mi guarda, sorpresa della mia domanda, con occhi disarmati. “no, no, un caso…” Perché Gallarate? «Perché mi hanno invitato a venire e ho accettato». Da artista consumata nasconde bene i sentimenti ma gli occhi, quegli occhi grandi, spalancati sulla vita la tradiscono.
Grazie Gallarate, grazie alla sua luna, grazie soprattutto di farci uscire dallo scontato provincialismo intellettuale che imperversa nel territorio. Siamo stanchi di Fichi e di Legnanesi, non siamo solo in Lombardia facciamo anche parte dell’Europa, che diamine!

Nicoletta Romano

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