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Ho studiato la storia e resto fedele al mio pensiero

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30 Agosto 2005

Caro direttore,
leggendo le invettive di Luca Cattaneo del 5 agosto, contenute nella lettera “Riconosciamo il male per quello che è”, mi sovvengono alcune brevi considerazioni.
Innanzitutto, prendo atto che, nonostante a livello internazionale sia evidente che la guerra in Iraq è stata condotta sul piano della più pura e grossolana menzogna politica, il signor Cattaneo si conforma pedissequamente alle veline del potere imperialista.
Pertanto, non solo è legittima la resistenza del popolo iracheno, ma i bombardamenti in Iraq, in Afghanistan, ecc., avvengono da parte di un terrorismo di stato (ed alleati), che non può essere nominato come tale, in quanto dispone del predominio dei mezzi informativi.
Per quanto concerne la resistenza, ho studiato la storia sul “Camera e Fabietti” nei primi anni ’70 e non intendo avvallare nessuna forma o manifestazione di revisionismo storico.
Comunque, se il signor Cattaneo vuole documentarsi sul ruolo degli Usa e dell’URSS nella seconda guerra mondiale, può essere utile a tale scopo il testo di Jacques R. Pauwels “Il mito della guerra buona”, uscito recentemente per le edizioni Datanews.
Non sobbalzi il signora Cattaneo, ma si deve all’Armata Rossa, all’interno e nei pressi della città di Stalingrado, se nell’inverno tra il 1942 e 1943 “un esercito tedesco di non meno di 300 mila uomini, fu sbaragliato dopo una battaglia lunga e cruenta”. Il che determinò una svolta storica nella guerra al nazi-fascismo.
Infine, su Cuba sorrido al solo pensiero delle frotte di turisti che da tutto il mondo si sbracciano per visitare un paese che resiste ad un embargo ed a una propaganda anti-castrista di dimensioni colossali, alimentando, quindi, l’economia da sussistenza cubana.
Se il Signor Cattaneo ritiene a proposito della libertà che questo è il migliore dei mondi possibili, lo invito per lo meno ad abbracciare con lo sguardo l’intera totalità del globo, nella consapevolezza che il modo di produzione capitalistico è inevitabilmente polarizzante. Per quanto mi concerne, rimango fedele alla “critica dell’economia politica” di marxiana memoria, che tradotta in termini rigorosi della teologia della liberazione, equivale a identificare il capitalismo come una vera e propria “teologia di morte”.
Con buona pace del formalismo giuridico e della libertà negativa borghese!
Cordiali saluti

Gian Marco Martignoni

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