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I Nomadi ed il prodigo sguardo di Cibele

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1 Agosto 2005

Pochi uomini, nella storia della letteratura, sono riusciti a scandagliare il profondo della realtà tanto quanto Charles Baudelaire.
Il poeta parigino fu un notevole esempio di “uomo di confine”, capace di camminare sulla lama tagliente che separa il genio dalla follia. La sua poesia, succosa, opulenta, decisamente provocatoria e peccaminosa per i gusti di metà Ottocento, è spesso confusa con il delirio dei “Paradisi artificiali”, con chiaro riferimento alla verità storica di un poeta che, non di rado, fece uso di droghe durante la sua breve e tormentata esistenza.
In realtà la sua opera principale, la raccolta di poesie “I fiori del male” (1857), è un efficace sforzo di presa diretta con il quotidiano, con il succo della vita, mediato pazientemente attraverso il linguaggio dei suoni, dei profumi e dei simboli.
Baudelaire, pur tenendo conto dei suoi molti eccessi, è stato uno di quei pochi giganti, dopo Dante, che sono riusciti a vedere i “fantasmi” o, come scrisse lui stesso, “il linguaggio dei fiori e delle cose mute”.
Molto esplicativo, a mio giudizio, come metafora della vita e dell’umanità in cammino, è questo sonetto, tratto dalla sopra citata raccolta, che parla dello sguardo invisibile, ma attento e prodigo, rivolto ai Nomadi da Cibele, la mitica madre degli dei.

La tribù visionaria dalle pupille ardenti
ieri s’è messa in viaggio, recandosi sul dorso
i piccoli, o porgendo al loro fiero morso
il tesoro sollecito delle poppe pendenti.

Scorta ciascuno a piedi, sotto l’armi lucenti,
il carro che i suoi cari accoglie, e dal percorso
levando gli occhi carichi d’un confuso rimorso,
insegue in cielo i volti delle chimere assenti.

Dalla buca sabbiosa ove s’acquatta, il grillo,
vedendoli passare, manda più largo trillo;
Cibele che li ama rinverdir fa la terra,

e zampillar la roccia, e fiorire le arene,
dinanzi a questi nomadi, ai quali si disserra
l’impero familiare delle future tenebre.

(traduzione di Gesualdo Bufalino, per Oscar Mondadori)

Rachele Lorusso

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