I nostri talenti non hanno prezzo
22 Novembre 2006
Egregio Direttore,
qualche tempo fa si è svolta a Milano l’Assemblea Nazionale delle Elette. Un appuntamento annuale istituito da poco, che vede presenti tutte le donne elette, in tutta Italia, di tutti gli schieramenti politici. Un incontro che vuole dare forza alla volontà, squisitamente femminile, di operare in modo concreto, fattivo e adeguato nell’attuale realtà, iniziando dalla prima tappa di questo cammino: essere presenti. Può sembrare banale questa mia affermazione ma oggettivamente, ancora una volta, le donne, noi donne, che siamo giunte nel mare magnum della politica, ci siamo rese conto come oggi, più che mai, sia indispensabile intraprendere, nelle sedi istituzionali, un nuovo corso, iniziare nella società un nuovo cammino, dare avvio, a livello culturale ed educativo, ad una svolta decisiva che tenga conto delle donne in modo “reale” come reale è il loro numero, sempre maggiore, impegnato nei vari ambiti della società con quella cura, attenzione e passione che pochi individui sanno esprimere.
Quindi, rispecchiando l’universo femminile basato sulla concretezza, abbiamo realizzato che l’input di ogni agire è la conoscenza, il confronto, il dialogo, il rapporto interpersonale: il parlarci, così, semplicemente, come qualsiasi persona desidera con un nuovo compagno di viaggio, in un cammino che ci porterà lontano, protagoniste con le donne e per le donne in uno scenario aperto e grande davanti a noi.
L’Assemblea Nazionale di quest’anno, denominata “La Rete delle Reti” rimanda, in fondo, a quel tessere di antica memoria di Penelope della Leggenda e delle nostre nonne durante l’ultima guerra e delle nostre madri negli anni ’50. Ora il nostro filo non è di tessuto ma, adeguandoci ai tempi, è virtuale; il nostro telaio è un P.C. uno strumento robotico, computerizzato; ma ancora noi con la pazienza di sempre, calma, dolorosa, ricca di speranza, siamo qui a tessere i nostri intrecci, i legami con il mondo per un mondo che sappia rispettare il nostro universo femminile.
Credo che le coscienze di coloro che camminano con noi siano pronte oggi a riconoscere il nostro “valore”.
Le nostre mani di donne lasciano intravedere i nostri talenti: non sono monete e come tali non possono essere soppesate. Come tutto ciò che più vale i nostri talenti non hanno prezzo: sono senza valore per gli stolti e ricchezza per i saggi, benpensanti. Eppure sono valori senza tempo: l’amore per la vita che possiamo generare, oltre la nostra vita, la cura per i nostri cari con tali e tante attenzioni che nessuno può eguagliare, i nostri lunghi silenzi che in alcuni colloqui dicono più di mille parole e poi le attese come gioia alla realtà di un sogno, o ancora le lacrime come perle preziose e infine i nostri sorrisi che sono ricordo e aiuto a continuare per chi ci tende una mano, per chi ci ama.
Sempre, noi donne, abbiamo lavorato e vissuto in silenzio.
Un’educazione solamente italiana, aggiungerei un’educazione italiana limitata, ha mortificato in noi qualsiasi voglia di apparire falsando la capacità individuale, l’autostima e la dignità del nostro essere con parole equivalenti a presunzione, arroganza e insussistenza. Così si è acuito sempre più il divario, la disparità di condizione tra l’essere maschio o femmina, in Italia.
La diversità di genere, si sa, è un problema universale, ma da noi, in un paese che tenta di vivere fondandosi su regole democratiche, è evidente una strana discrepanza. Da qui il bisogno di capire. Ma chi occupa lo spazio politico destinato alle donne? Gli uomini, naturalmente, quegli stessi uomini che pare ci invitino ad entrare nel gioco delle parti.
Allora se vogliamo analizzare al meglio questa mancata affermazione del femminile in politica occorre ritornare un po’ al nostro essere donne italiane.
Perché, in Italia oggi, una donna che ha deciso di fare della propria vita qualcosa di diverso da quello a cui è stata educata fin dall’infanzia, una donna che ha preferito continuare gli studi per dedicarsi ad una professione qualificante, una donna che può permettersi uno stipendio dignitoso, ancora nel 2006 deve fare i conti con il problema delle “pari opportunità”.
Qualsiasi lavoro sceglierà, ancora oggi, in Italia, questo lavoro è pensato da menti di genere maschile, è normato da leggi studiate al maschile, che non “vivono” né “vedono” la maternità come tappa fondamentale dell’essere umano – donna – non vedono amore nelle necessità dei lavori di cura delle persone a noi care , non vedono il valore del tempo dedicato agli anziani della famiglia. Oggi il lavoro di cura è normato da una legge che, seppure “innovativa”, ancora non rispetta la diversità di genere.
Generare, curare, amare i nostro cari, accudire sono compiti, in Italia, da sempre assegnati e compiuti da donne, donne che oggi lavorano come e più degli uomini.
Capire e condividere il lavoro di cura è un impegno ancora molto gravoso per gli uomini italiani. Ed ecco che i matrimoni si sciolgono quando si chiede un’equa divisione dei compiti e delle responsabilità tra i coniugi. Ed ecco che nascono nuove regole, faticose da seguire, superabili solo da vero amore, oggi pressoché sconosciuto. Nei paesi anglosassoni una donna che decide di diventare madre ha l’opportunità di lasciare il lavoro per 3 anni e comunque, le sono riconosciuti dallo Stato i contributi e quant’altro per tutelare la propria situazione lavorativa. Nei paesi anglosassoni viene riconosciuto il lavoro di cura. Da noi la sommatoria infinita di regole, permessi, periodi facoltativi, o meno, di astensione vedono il lavoro delle donne ancora precario in caso di maternità. E questa non è tutela!
O ancora: in Italia prosperano le case di cura per anziani. Frutto di una politica legata all’economia. Si è costretti a portare i nostri anziani nelle strutture create apposta per loro. Sono scelte obbligate perché è miserevole quello che viene erogato a chi osa fare scelte contrarie. Bonus esigui, vaucher inadeguati, a fronte di incartamenti e burocrazia a non finire.
Se questa scelta è troppo onerosa non ci resta che “pagare” persone estranee per accudire famigliari e anziani.
A noi, oltre al denaro, prezzo decisamente troppo alto per il servizio offerto, viene tolto qualcosa che è ancora più prezioso: accompagnare nell’ultima e più importante parte del viaggio i nostri cari, non riconoscere l’ultimo tempo che si può trascorrere con chi ci ha generato. Sapendo quanto è breve il nostro vivere, ritengo inumano dover tagliare i giorni dedicati agli affetti, legati alle nostre radici…. Noi, oggi, ci ritroviamo solo vittime di un lavoro talmente nevrotico che stravolge le nostre vite e che non riconosce in noi la nostra semplice umanità.
In un mondo così gestito, più che attori consapevoli del progresso, siamo vittime di scelte imposte illudendoci di decidere …
Noi donne, non siamo disposte a rinnegare ciò che siamo, a rinnegare le molteplici sfumature della nostra umanità.
La politica e l’economia che danno l’imprimatur a queste scelte sono ancora e completamente in mano a uomini e noi siamo solo costrette a regolare la nostra vita sulla base delle loro decisioni.
Credo di parlare a nome di molte donne affermando che tutto questo non rispecchia il nostro vivere al femminile.
Chi decide quanti asili costruire? Quanti insegnanti occupare? Quale sanità erogare? Quale casa o quali assegni per donne separate o divorziate? Quali condanne per chi osa violentarci? O ucciderci dentro se osiamo sciogliere la nostra vita da briglie maschili?
Se le donne potessero entrare realmente nella politica, fare le scelte istituzionali che più contano, avremmo forti spese nel sociale, nella scuola, a favore della maternità e del terzo settore.. Avremmo meno stanziamenti per armi, per eserciti, per cause senza fine, per assurdi organismi di facciata. E anche i tempi per fare politica sarebbero senz’altro diversi. Terrebbero conto delle famiglie che attendono a casa…
Le differenze quindi tra politica al maschile o al femminile sarebbero molte…e non basta per gli uomini impegnati in politica dire: “Donne, fatevi avanti!”.
Noi donne non desideriamo arrossarci i gomiti per una poltrona, né litigare nella mischia. Non desideriamo avere gli ultimi posti in liste elettorali, né prestare il nostro nome per completare liste blindate.
Noi donne sappiamo quali mete dobbiamo raggiungere per un vivere migliore e sappiamo quanto sia importante il viaggio da condividere, senza sviare lo sguardo dalla meta.
Forti per ciò che siamo, siamo pronte da tempo per la politica …per una politica diversa.
Forse non lo sono gli uomini!



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