I Pacs, “soluzione civile e di buonsenso”
19 Settembre 2005
Caro direttore,
ci stiamo prendono a botte ( tanto per cambiare) sui Pacs e cioè su una soluzione civile e di buonsenso che regola i rapporti fra gli individui e non scalfisce minimamente l’istituto del matrimonio, non infrange la Sacra Famiglia di stampo cattolico.
Semplicemente cerca di conferire dignità alle persone che amano altre persone, le rispetta, fa in modo insomma che non risultino estranei e quindi privi di diritti nei momenti felici e meno felici della vita di due persone adulte e consenzienti.
Cosa c’è di scandaloso in tutto questo o peggio ancora di sovversivo?
Non saranno il diritto da ereditare una casa, o di accudire la persona amata a trasformare l’Italia in una sorta di Sodoma e Gomorra e non sarà certo la garanzia dei diritti primari di assistenza e sussistenza a essere di cattivo esempio, a scoraggiare le persone a sposarsi secondo ortodossia.
Non è neanche una questione politica, ma di civiltà; nel civilissmo Occidente fanno paura due persone che decidono di vivere insieme e di promettersi amore e rispetto reciproco senza firmare il registro in municipio o in chiesa secondo i consueti canoni.
Ma chi ha paura?
Forse la Chiesa? Ma se la Chiesa considera allarmante questo allora non dà prova di forza ma di debolezza, una debolezza assai preoccupante per i credenti e per i non credenti.



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