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I treni, la Svizzera e la scoperta dell’acqua calda

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7 Luglio 2005

Egregio direttore,
All’inizio di quest’anno Trenitalia, sull’onda delle insurrezioni dei pendolari, si lasciava andare e acconsentiva ad una serie di incontri con i rappresentanti dei pendolari. I risultati di tali incontri sono stati fondamentalmente due: il ritorno dei ritardi ai normali livelli storici e l’istituzione di due autobus serali tra Gallarate e Varese.
Certo non è molto ma è meglio di niente. Ora i toni della polemica si sono un po’ spenti e non sembra che le vicende di trenitalia suscitino più un grande interesse presso il grande pubblico. Il servizio, chiamiamolo così, è ritornato ai livelli (molto scarsi) di prima della rivolta e di treni non si parla quasi più. Eppure di notizie ce ne sono, e sono importanti. Ne commento tre.
La prima non è una notizia. Non lo è perché ormai questa la sanno anche molti di coloro che in treno non ci vanno. Nel 2016 verrà inaugurato, da parte delle ferrovie elvetiche, il traforo dell’AlpTransit, la più grande opera ferroviaria del mondo. Questa opera viene realizzata per evitare la congestione del traffico commerciale sulle autostrade Svizzere ovvero per far si che il commercio tra l’Italia ed il resto d’Europa non avvenga in maniera rumorosa, inquinante e caotica tramite centinaia di autotreni ma in maniera silenziosa, ecologicamente corretta ed ordinata tramite convogli ferroviari. Nel 2016, all’apertura del traforo, noi italiani dovremo abituarci a far attraversare la Svizzera alle nostre merci servendoci del treno piuttosto che degli autotreni.
La Seconda notizia l’ho letta qualche tempo fa. Il canton Ticino ha stanziato un finanziamento per lo studio di fattibilità di un collegamento ferroviaria tra due villaggi. Uno dei due villaggi, Lugano, è la più importante città della svizzera italiana. L’altro villaggio, Varese, è il capoluogo di una provincia che conta un milione di abitanti, una prestigiosa università e uno dei più moderni ospedali d’Italia. Tra questi due villaggi non esistono, ad oggi, ne un collegamento ferroviario ne un collegamento autostradale. Della rotonda di Lozza non voglio parlare. Li chiamo villaggi perché in Italia nessuno sembra aver mai preso in considerazione il loro collegamento. Ora gli svizzeri studiano come realizzare una ferrovia che si colleghi alla linea di trenitalia nella stazione di Arcisate. Lo fanno gli svizzeri perché trenitalia negli ultimi venti anni in provincia di Varese non hanno fatto nulla per migliorare il servizio ferroviario. Comunque l’idea è quella di creare un collegamento alternativo tra Lugano e Milano così da alleviare il traffico sull’unica linea attualmente disponibile, la Como Chiasso.
Dunque i treni passano da Varese e si dirigono su Milano dove finiscono nell’imbuto tra Gallarate e Rho. L’imbuto è costituito dalle tre linee ferroviarie (provenienti da Varese, Domodossola, Luino/Laveno) che si congiungono a Gallarate per poi dirigersi verso Rho e Milano. Se, come prevedibile, il traffico ferroviario su tali linee è destinato ad aumentare i due miseri binari che la costituiscono non saranno più sufficienti. Ed ecco l’idea…
La Terza notizia. Trenitalia sta pensando di realizzare un terzo binario tra Gallarate e Rho. Molti complimenti. Ma il personale viaggiante, ed anche i viaggiatori, parlano del raddoppio della linea, ovvero quattro binari tra Rho e Gallarate, dai tempi in cui le Ferrovie Nord (con cui non bisogna fare confronti, chissà perchè, forse perché trenitalia ne uscirebbe con le ossa rotte) cominciavano i lavori per fare il raddoppio dei binari tra Milano e Saronno. Dopo venti anni trenitalia ci propone metà della soluzione individuata dagli incompetenti fruitori del servizio. Certo per fare quattro binari invece che tre si devono affrontare notevoli problemi ma in questo trenitalia potrebbe chiedere aiuto alle FNM o alle SBB-CFF-FFS; ma non dovrebbe essercene bisogno visti gli sforzi di trenitalia per l’alta velocità. Io intanto questa mattina sono arrivato a Milano Repubblica con 17 (diciassette) minuti di ritardo (per norma europea “Un treno è da considerarsi in ritardo se arriva 5 (cinque) minuti oltre l’orario prefissato”). Per capire cosa voglia dire raddoppio dei binari consiglio a chiunque di sedersi per una mattinata in qualcuna delle stazioni delle FNM in cui tale opera sia stata realizzata (Garbagnate, Cesate, Serenella…).
Intanto l’orario della stazione di Castronno recita: un treno ogni ora per Varese, uno ogni ora per Milano, per un totale di una quarantina di treni più due autobus. Alla faccia del trasporto pubblico locale. Con un servizio così diventa logica la scelta dell’auto per andar a Varese o Gallarate, con tutti i problemi che questo comporta (traffico, parcheggio, ecc.) ma che ricadono sotto la giurisdizione delle istituzioni pubbliche (comuni di Gallarate e Varese, provincia, regione) cui sembra che la situazione vada bene così. Speriamo che da dicembre trenitalia abbia la correttezza di mantenere le promesse e far proseguire per Varese qualche treno in più così da realizzare il primo miglioramento della linea da venti anni a questa parte.

Rabuffetti Alberto

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