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Il federalismo impagliato

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21 Gennaio 2007

Egregio direttore,

I capricci meteorologici e l’arrivo anticipato (o meglio il perdurare) del caldo stanno stravolgendo non poco gli equilibri naturali. E non solo quelli. Con le precoci fioriture, già da un pezzo, è tempo di migrazioni e quelle politiche sembrano raggiungere ritmi anch’essi piuttosto inusuali.

Ieri il fenomeno ha manifestato i suoi effetti in Padania e un’altra figura di peso intellettuale lascia casa per manifesta delusione. Giancarlo Pagliarini lascia la Lega. Un’altra tessera non rinnovata.. Il ministro del Bilancio del primo governo Berlusconi mette in atto la sua piccola secessione. Rimprovera al partito un evidente appiattimento, la perdita di verve sui temi di sempre del credo leghista e un imbarazzante distacco, registrato all’ultimo congresso lombardo, da quelli che lui ritiene essere i veri problemi del Carroccio.

Abbandono del federalismo fiscale al Nord, cambiamento di rotta su Fazio e sulla Banca d’Italia (per sospetto salvataggio della Credieuronord), scivolamento verso una clericalizzazione delle attenzioni, che fa assumere alla Lega i lineamenti di una surreale Democrazia Cristiana. “Parlano troppo di presepi e Pacs e nessuno dice più nulla sul federalismo” ha chiosato il “Paglia”.

Alberto Mingardi su “La Provincia” l’ha definita: “Una defezione esasperata”. Individuando, comunque, in Umberto Bossi la ragione di ogni cosa nella Lega: “Grazie alle sue doti da camaleonte è stato liberista e colbertista, antiberlusconiano e ultraberlusconiano, nemico della Stato questurino e poi entusiasta dello Stato poliziotto. Prima pescava voti nella borghesia laboriosa, ora li cerca in quel che resta del proletariato urbano, scommettendo sulla paura dell’immigrazione”.

Analisi inclemente che trova riscontro nell’amarezza e nello sconforto delle riflessioni di Pagliarini: “Dopo la malattia di Bossi, acui continuo a volere un gran bene, le cose non sono più le stesse. La scelta stava maturando da tempo. Ma la goccia fatidica è scaturita dall’ultimo congresso lombardo, dove non ho ascoltato una sola parola a proposito di federalismo. Sarà un caso, ma l’ultimo intervento affrontava i problemi di alcune zone di Varese, in bilico fra la diocesi di Milano e la diocesi di Como. Ma si può?”.

Il vecchio Paglia non scaglia, irato, il “decalogo” sui compagni ormai in adorazione del novello “vitello d’oro”, ma con un sorriso beffardo “statuisce” la sua libertà e lascia la Lega al suo destino.

Antonio V. Gelormini

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