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Il giochino di Bossi

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2 Dicembre 2005

Egregio direttore,
il giochino di Bossi, il quale parla di una riforma costituzionale che sarebbe “il primo passo per fermare la secessione”, è in realtà un giochino da fine “animale politico” che è il caso di analizzare brevemente a pochi mesi da un voto, quello sul referendum, che sarà la più importante delle prossime scadenze elettorali.
Gli esiti possibili del referendum sulla Costituzione non sono infatti due, ma tre, e Bossi dicendo ciò che dice cerca di portare il nostro convincimento lontano da quello che è, a questo punto, l’unico possibile risultato nefasto per Gemonio.
Se la riforma costituzionale dovesse passare si sarebbe ottenuto non solo un risultato negativo per l’Italia intera, ma soprattutto un pericolosissimo precedente per il quale un domani chiunque si potrebbe sentire autorizzato a cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, cioè a ripetere lo sfregio già compiuto questa volta.
Se invece non passasse, si è chiesto anche Del Frate, che fine farà la Lega? Dipende.
Dipende perché l’esito politico più importate di questo referendum, al di là del risultato, sta proprio in come la Lega potrebbe eventualmente perdere la sua battaglia. Non basta che perda, molto dipenderà da come perde.
Se la Lega perde o vince di poco al nord a Del Frate potremo rispondere seccamente: la Lega scompare.
Ma se perderà mettendo in evidenza una spaccatura tra il nord e il sud del Paese questa sconfitta diventerà per Bossi l’esito vittorioso di una battaglia durata venticinque anni, perché il Po non sarebbe più, come è oggi, un confine arbitrario e immaginifico all’interno di una realtà omogenea; diventerebbe invece un solco profondo sulla carta politica dell’Italia, perché tracciato dalla volontà popolare. Allora sì che l’Italia sarebbe davvero in ginocchio perché un Paese si spezza quando si spezzano le sue opinioni, i suoi interessi comuni, non quando si sventolano le bandiere in piazza o in Parlamento.

Per evitare tutto questo esiste un solo modo concreto: far sì che Varese sia uno dei primi posti a dire NO, QUESTA DEVOLUTION NON LA VOGLIAMO.

Ci sarà poi eventualmente tutto il tempo per discutere, ed attuare, un federalismo che si preoccupi degli interessi di tutti gli italiani, secondo una riforma della Costituzione che coinvolga le forze politiche dei due schieramenti.

Antonio di Biase

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