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Il gioco dei buoni e cattivi

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29 Gennaio 2006

Egregio direttore,
mi auguravo che l’avvicinarsi della scadenza elettorale imponesse una decisa virata di rotta al dibattito politico sui problemi concreti dei cittadini, in modo da facilitare la partecipazione anche dei non “addetti ai lavori” (intendendo per questi, senza alcun intendimento dispregiativo e solo con un pizzico di semplicismo, gli appartenenti a formazioni politiche organizzate).
Purtroppo ho l’impressione che l’offensiva mediatica del Cavaliere per spostare l’interesse degli elettori sul giochino “chi è buono e chi è cattivo ?” abbia contagiato tutti, compresi certi esponenti locali dei partiti del centro-sinistra.
E’ la spontanea riflessione che mi viene quando leggo, su queste pagine come in recenti riunioni pubbliche, certe risentite impennate di orgoglio sull’appartenenza e sull’attivismo da parte di esponenti dell’apparato politico cittadino.
Se poi queste levate di scudi sono condite da frasi del tipo “dov’era tizio quando noi facevamo questo e quello” – dove “questo e quello” dovrebbe essere semplicemente la normale prassi di rappresentanza politica su mandato degli elettori – si badi bene: mai illimitato e in bianco, ma sempre con diritto di critica e di revoca – allora la situazione mi sembra abbastanza grave.
Anche perché, a chi rivendica come medaglie da appuntarsi sul petto le querele di un certo esponente della controparte politica, potrei ricordare (o informare, se non si sa) che querele sono arrivate anche a semplici cittadini impegnati a sostenere sul piano civico i propri diritti. Senza che questi ultimi potessero beneficiare degli indubbi vantaggi dell’appartenenza ad una formazione politica organizzata, che quantomeno garantisce l’assistenza di un avvocato che non devi pagare personalmente.
Possono sembrare parole grosse le mie, e me ne scuso se così appaiono, ma non trovo altro modo per esprimere amarezza sull’attuale livello di questa campagna elettorale, dove sembra prevalere l’idea che la politica sia comunque una partita da giocarsi – scusate il gioco di parole – solo tra i partiti. Voglio sperare che ci sia ancora tempo per smentire questa mia impressione.

Andrea Ganugi

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