Il Governo conosce bene l’importanza del Nord
23 Gennaio 2007
Egregio direttore,
le lettere del signor Mirko Crollo e del signor Malnati mi offrono lo spunto per alcune riflessioni.
Innanzi tutto vorrei sfatare il luogo comune che il Nord voti a destra. Infatti, nonostante il vertice dell’Unione si sia tenuto a Caserta, su 7 Regioni settentrionali, 5 sono governate dal centrosinistra, così come la maggioranza delle province e le principali città ad esclusione di Milano, Varese e Como.
Pare evidente, quindi, come il centrosinistra, pur essendo una coalizione politica nazionale, rappresenti, a pieno titolo, anche il Nord e il nostro territorio.
Ciò non toglie che il fatto che, ormai da anni, è aperta una vera e propria questione settentrionale, corrisponde a verità.
Tuttavia, il fallimento del governo Berlusconi, di cui, non dimentichiamocelo, erano parte integrante forze come la Lega nord, che dell’esasperazione del localismo hanno sempre fatto la propria ragione di vita, dovrebbe avere dimostrato a tutti come tale questione vada affrontata in maniera moderna e matura, non demagogica.
Ora la sfida riguarda il futuro: servono scelte coraggiose per rilanciare la crescita e lo sviluppo di tutto il Paese, di cui il Nord è la locomotiva. La Lombardia, da sola, produce più del 20% del PIL, concorre per oltre il 23% al gettito Irpef, gli impieghi bancari per abitante sono 41.700 euro a fronte di una media nazionale di 19.700. Pertanto non è più accettabile, per esempio, che, sulle nostre strade, si continui a viaggiare ad una velocità media di 30 chilometri orari perché ciò incide sul costo dei prodotti finali per circa il 15-20%, con un grave danno per la competitività delle imprese, dei lavoratori e dei consumatori, oltre che, naturalmente, per la qualità della vita dei cittadini.
Il Presidente del Consiglio sa bene che non è possibile governare senza o addirittura contro la parte più produttiva del Paese.
L’Italia ha bisogno di un Nord vitale che dispieghi il suo enorme potenziale economico, sociale e culturale.
E, già in questa Finanziaria, che è la prima del governo di centrosinistra, ci sono molti provvedimenti a favore del Nord: il finanziamento per la realizzazione della Pedemontana di cui si parlava da trent’anni e che, finalmente, si farà; la Bre-be-mi; la Tem; la riduzione del cuneo fiscale, una serie di fondi e incentivi a sostegno delle piccole e medie imprese e per favorire l’attività di ricerca e la competitività.
Essi, naturalmente, devono essere seguiti da un ampio piano di riforme sulle questioni principali: pensioni, tutele e ammortizzatori per il mercato del lavoro contro l’eccessiva precarietà, federalismo fiscale, nuove liberalizzazioni e riforma della P.A. per dare ai cittadini uno Stato più efficiente.
Su questi temi, nell’arco dei prossimi cinque anni, il governo di centrosinistra è consapevole di giocarsi gran parte della sua credibilità.
I cittadini lombardi e varesotti, infatti, sono perfettamente in grado di giudicare. Sanno che sono stati i precedenti governi di centrosinistra (1996-2001) a stanziare ben 2,5 miliardi di euro per Malpensa a fronte delle chiacchiere del centrodestra. Sanno talmente bene che, nella scorsa legislatura, il governo di centrodestra, che si era autoaccreditato come “il governo del fare”, capace di andare oltre il teatrino della politica, una volta occupate con legioni di parlamentari e plotoni di ministri le poltrone romane, ha preferito dedicare quasi tutte le sue attenzioni al ponte sullo stretto di Messina, conseguendo risultati assai scarsi per il nostro territorio, che hanno contribuito a mandarlo a casa.
Ciò dimostra, se ce ne fosse bisogno, che, in Lombardia e nel Varesotto (per usare un linguaggio caro al signor Carollo) i somari stanno nelle stalle. Alle urne si recano cittadini coscienti dei propri diritti e dei propri doveri.



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