Il nostro riformismo non è in discussione
22 Febbraio 2006
Egregio direttore,
ringrazio il signor Zocchi che mi offre alcuni nuovi spunti di riflessione.
Rimanendo lui libero di continuare ad avere la sua legittima opinione circa il comunismo italiano, lo inviterei, tuttavia, a considerare il fatto innegabile che se, oggi, tutti in Italia possiamo godere della libertà di parola e di opinione è merito degli Alleati e dei partigiani, anche comunisti, che sessant’anni fa combatterono contro il nazifascismo e diedero all’Italia la Costituzione repubblicana ancora in vigore.
Nel 2001 il centrodestra vinse le elezioni parlando di cambiamento, innovazione, dei tanti ”più” promessi da Berlusconi. Ma quei “più” non si sono realizzati: al contrario oggi l’Italia è l’Italia dei meno. Meno competitività per le imprese italiane, meno sicurezze per i giovani, meno potere d’acquisto per le famiglie, meno qualità nel servizio scolastico, meno stato sociale per gli anziani. Noi crediamo che, dopo questa esperienza fallimentare sia possibile voltare pagina. Non riteniamo, quindi, opportuno attardarci per dibattere circa la nostra vocazione riformista che non è in discussione. Abbiamo, infatti, già dimostrato sul campo di essere un moderno partito riformista che ha il coraggio di guardare al futuro e non al passato, con il valore aggiunto di una dimensione fortemente popolare. Se il signor Zocchi avrà la cortesia di leggere il nostro programma, senza pregiudizi, troverà proprio l’impegno da lui auspicato a realizzare quelle riforme in campo economico, lavorativo, scolastico, sanitario, infrastrutturale, ambientale, culturale che servono a rilanciare il nostro Paese dopo cinque anni di vuote promesse del governo di centrodestra. Personalmente non mi appassionano nemmeno definizioni tipo “mezzocomunista” o “nuovocomunista”. Rivendico il diritto di essere definito semplicemente democratico di sinistra. Per quanto riguarda poi il nostro territorio, tra il 1996 e il 2001, pur non avendo parlamentari, noi DS siamo stati determinanti per ottenere da Roma 2,5 miliardi di euro per la mobilità intorno a Malpensa, un finanziamento di 100 milioni di euro per il nuovo Ospedale di Circolo, per istituire l’Università dell’Insubria (decreto Berlinguer), per risanare il lago di Varese. Risultati concreti, non chiacchiere! Circa Prodi, che abbiamo sostenuto lealmente alle primarie in quanto unico candidato capace di vincere le elezioni con un progetto profondamente riformista condiviso da tutta l’Unione, per la cronaca ha 67 anni, ben tre in meno di Berlusconi. Con tutto il rispetto, mi permetto di dubitare che Scalfarotto, sconosciuto alla stragrande maggioranza degli italiani, benché più giovane, potesse fornire garanzie di vittoria analoghe a quelle di Prodi.
Relativamente alle ali estreme, noto che esistono in tutti e due gli schieramenti e non mi scandalizza. Non mi pare, del resto, che Berlusconi sia disponibile a rinunciare a personaggi come Calderoli, Borghezio, Tilgher, Mussolini, Romagnoli, Fiore…. che non sono esattamente suore di clausura del Sacro Monte.
Mi auguro, pertanto, che il signor Zocchi il 9 aprile non abbia ulteriori dubbi e ci aiuti ad amare l’Italia vincendo le elezioni.
Sono convinto che il 10 aprile potrebbe essere un giorno migliore anche per lui.



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