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«In tv ci sono sempre le stesse facce»

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10 Febbraio 2007

Caro direttore,
la rubrica “Lettere al Direttore” è uno dei momenti di democrazia e di partecipazione dei cittadini, che in tal modo, possono esprimere il proprio parere e raggiungere una platea ben maggiore che tra quattro mura, spero che questa possibilità duri nel tempo.
Non è così invece per le trasmissioni televisive, dove lo “show” cioè mettersi in mostra, è appannaggio di turno per i soliti noti.
Infatti facendo zapping tra i canali televisivi delle emittenti locali e non, si vedono sempre le stesse facce che dicono sempre le stesse cose.
Alcune emittenti locali poi scimmiottano trasmissioni come “porta a porta”, il titolo a caratteri cubitali dietro il presentatore, alcune “poltrone” a destra e altrettante a sinistra del conduttore.
Ma la ciliegina sulla torta, è la possibilità per i telespettatori di intervenire nel dibattito mediante una telefonata, se la serata è buona vengono passate 3 brevi telefonate che a fronte di un totale di trasmissione di 90 minuti il tempo dedicato è il 3 per cento del totale.
Io ho provato personalmente a telefonare ad una trasmissione televisiva di Telelombardia “prima serata” per tutto il tempo ininterrottamente, ma un risponditore automatico mi informava che la linea era sempre occupata.
Questi tentativi li faccio spesso, ma non sono mai riuscito a prendere la linea! Anche i tentativi di telefonare a programmi televisivi che vengono trasmessi di mattino, quando la maggior parte di persone è a lavoro, risultano vani.
L’argomento di ieri di prima serata, era quello delle pensioni, dove se avessi avuto la possibilità avrei con valide argomentazioni e conti alla mano, dimostrato quanto siano false, incompetenti e ipocrite certe affermazioni fatte.
Se ne avrò la possibilità in una futura lettera spiegherò in modo approfondito l’argomento pensioni.
L’ipocrisia più grande che sento spesso dire, “Pensiamo al futuro dei giovani” cioè quel futuro di garantirgli una pensione si, ma omettono di dire ad un euro al mese.
Oppure lo slogan che va di moda ora “è aumentata l’aspettativa di vita” quindi per legge divina si vive fino a 100 anni, parafrasando un noto politico nostrano si potrebbe dire “100 anni per tutti”.
Perché nessuna trasmissione, giornale, o qualsivoglia mezzo di informazione salvo rarissime eccezioni non divulga veramente i conti dell’INPS? E’ un tabù?Non vogliono farlo sapere?
Il dato certo e inconfutabile è che i cittadini ogni mese, dalla loro busta paga, versano nelle casse dell’INPS una parte di stipendio (obbligatorio), si chiamano contributi PREVIDENZIALI, per avere cioè (si spera) alla fine dell’attività lavorativa la PENSIONE.
Ma udite udite, L’INPS NON paga solo le PENSIONI per le quali ha ricevuto i soldi, ma paga altre decine e decine di “prestazioni” che DEVONO (ora non lo sono) far parte di un altro capitolo di spesa dello Stato, chiamato ASSISTENZA.
I vari politici di turno in tutti questi anni, quando promettevano in campagna elettorale ai cittadini di licenziare una legge per risolvere un dato problema e non riuscivano poi a reperire i fondi, prendevano i fondi dell’INPS.
Ora è evidente, che se si vuole parlare SERIAMENTE di pensioni è necessario prima di tutto riportare L’INPS al suo ruolo per cui è stato creato, erogatore di pensioni o per esteso Istituto Nazionale Previdenza Sociale, separando la PREVIDENZA dall’ASSISTENZA. Dopo, faremo i conti.
Tanto per fare un esempio, il governo Berlusconi ha fatto confluire il fondo pensioni in perdita, dei dirigenti, nel fondo INPS dimostrando come in economia e finanza si possono fare operazioni miracolose.
La legge Maroni ha portato la contribuzione per andare in pensione da 35 a 40 anni e alzando l’età pensionistica a regime 61, 62 anni (bel regalo per i padani, ogni altro commento è superfluo).
Mi risulta che in una regione italiana gli anni di contribuzione sono 25.
Mi risulta anche che i Deputati e i Senatori della Repubblica italiana per avere diritto al trattamento pensionistico debbano “lavorare” almeno 2 anni e 6 mesi, non è un errore, proprio due anni e 6 mesi.
Non sarebbe il caso di equiparare gli anni di contribuzione dei nostri Onorevoli con i cittadini della Repubblica?
Grazie dell’ospitalità.

Felice Ferrazza , Gallarate

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