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Inopportuna un’apologia dei Savoia

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8 Settembre 2005

Egregio Direttore,
desidero rispondere brevemente alla lettera del Signor Gabanizza, in cui il referente dell’Associazione Tricolore ha ritenuto opportuno fare alcune precisazioni circa le tristi vicende del maggio 1898.
Questo fu ciò che accadde in quei giorni tremendi per la Storia d’Italia:
Nel 1898 scoppiò la guerra tra Spagna e Stati Uniti, che provocò subito un forte rincaro del pane: questo significò un aggravio per la popolazione Italiana, la quale già pativa la fame. Il governo non provvide, e in tutta la penisola si moltiplicarono le manifestazioni di protesta contro il caro vita che sfociarono in tumulti e scontri con la forza pubblica. Gli scioperi e le agitazioni furono repressi con la forza soprattutto a Milano, dove il generale Bava Beccaris, per ordine del “re buono” Umberto I, soffocò nel sangue i tumulti. L’ordine di sparare sulla folla inerme provocò ufficialmente 80 morti e per questo gesto, per aver riportato “l’ordine”, Bava Beccaris fu decorato dal re. Questo è il testo del telegramma datato 6 giugno 1898 (ore 21.20):
Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal Ministro della Guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di motu proprio la croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della Patria. Umberto.
Può anche corrispondere a verità il fatto che il re soffrisse molto per quegli ottanta morti, ma questo, a mio modesto parere, non fa che aggravare la sua “posizione”: non fu quindi solo meschino, ma anche pavido, perché non ebbe il coraggio di punire un gesto che – secondo quanto dichiara il Sig. Gabanizza – gli avrebbe procurato enorme tristezza.
Ma d’altronde, i Savoia non hanno mai brillato per audacia ed eroismo (eccezion fatta per Carlo Alberto, che però non fu mai Re d’Italia)…
Mi si consenta, a questo punto, una domanda: non è quantomeno inopportuno dedicare una “Associazione Tricolore” ad una famiglia che quel Tricolore infangò proprio l’8 Settembre di sessanta anni fa, scappando vigliaccamente da Roma senza assumersi le sue responsabilità, e lasciando il Popolo e l’Esercito Italiano allo sbando, senza una guida, mentre tutto crollava?

Con rinnovata stima

Stefano Clerici - Presidente Provinciale AZIONE GIOVANI Varese

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