Inquinamento, il problema dei problemi per gli Amici della Terra
3 Febbraio 2007
Avvocato Attilio Fontana
Sindaco del Comune di Varese
Geometra Dr. Luigi Federiconi
Assessore alla Tutela ambientale del Comune di Varese
Dottor Fabio Binelli
Assessore all’Urbanistica del Comune di Varese
Oggetto: Emergenza PM10
Egregi Signori,
questi i dati degli ultimi quattro giorni sul PM10 a Varese. Sono allarmanti.
Entrambe le centraline (Copelli e Violetti) hanno segnalato, purtroppo, valori superiori a 50 mg/mc:
30-1: 66, 66; 31-1: 53, 51; 1-2: 60, 63; 2-2: 85, 68.
Recentemente il Corriere della sera riportava un’intervista ad un epidemiologo di fama internazionale che ammoniva i milanesi sui grandi pericoli per la salute umana che possono arrecare di famigerato PM10 e il più pernicioso PM2,5 (sui cui vorremmo che il Comune ci tenesse costantemente informati).
Diceva anche che in Lombardia si può combattere questa forma di inquinamento fino a vincerla.
Quanto detto dal citato dottore, non rappresenta una novità, bensì una conferma di quanto anche gli epidemiologi locali vanno sostenendo da anni.
Noi invitiamo i politici locali ad intervenire a tutela di coloro che abitano a Varese e nelle zone limitrofe predisponendo una serie di interventi tra loro collegati che vadano se non altro ad affrontare in maniera credibile un grande problema della società che si può e che si deve sconfiggere.
Nulla ci interessava e ci interessa polemizzare con la Giunta comunale di Varese.
Come giustamente dice l’Assessore Federiconi l’inquinamento non pende né a destra né a sinistra.
E’ però un problema dannoso che va affrontato con decisione.
A noi stanno solo a cuore gli interessi delle persone che soffrono per i problemi ambientali ed in particolare la vivibilità urbana che non c’è.
La città capoluogo ha bisogno di conoscere il proprio destino senza rassegnarsi a una cronicità respiratoria di massa.
Un inquinamento così elevato e costante come c’è a Varese, deve diventare IL problema politico per eccellenza.
Vivere secondo standard minimi, non è un ” optional “; dei varesini è, invece, un diritto che noi vogliamo venga considerato radicale e non alienabile.
I bambini di Varese pagano nei bronchi i costi che sono molto più pesanti di quelli dei loro coetanei di altre città. Le altre categorie deboli della società, pure.
Per questo bisogna decidersi ad elevare la questione veleno (legata in notevole parte e al traffico e agli impianti di riscaldamento) a tema numero uno rispetto al quale ogni altro aspetto della dinamica socio economica cittadina sia disposto a fare un passo indietro.
Non bisogna fare scelte demagogiche nè improvvisate nè le pretendiamo.
nelle lettere dello scorso mese inviate al Sindaco di Varese avevamo chiesto (in parziale sintesi):
– il pronto avvio delle attività dell’Agenzia sulla Mobilità che potrebbe lavorare di intesa con gli altri Centri studi sulla mobilità che numerosi si trovano in provincia di Varese e in quella di Milano;
– il rafforzamento dei sistemi di trasporto pubblico fino a farli diventare competitivi con quelli privati;
– la messa in ordine e limitazione della sovrabondante mobilità privata con l’approvazione del piano urbano del traffico che stabilisca modalità per fare il car sharing, il car pooling, forme di road pricing come si sta realizzando il Comune di Milano e un serio blocco del traffico (anche su base extracomunale), quando serve;
– la promozione anche presso la Provincia di Varese della redazione di un innovativo PUM attraverso il quale andare a rivedere tutto il sistema della mobilità pubblica provinciale che vada a tener conto di tutte le effettive necessità;
– l’adesione di Varese all’Area omogenea Lombardia;
– la nomina con effettivi i poteri di un mobility manager comunale e l’invito di un suo insediamento, come per Legge, presso tutte le aziende pubbliche e private che in ambito locale che devono provvedere a un tale adempimento;
– la creazione di un sistema di parcheggi di interscambio esterni al centro urbano;
– il forte incoraggiamento della mobilità alternativa all’auto privata così che attraverso la stessa sia possibile, con la predisposizione di idonei sistemi, raggiungere dapprima i luoghi di maggior attrazione all’interno della città e in seguito quelli a maggiore vocazione turistica;
– la realizzazione di una piattaforma logistica per la distribuzione su base d’area delle merci urbane;
– la predisposizione di un piano di risparmio energetico ad uso e consumo delle proprietà pubbliche e di quelle private (di nuova costruzione e non) sulla scorta delle positive esperienze già avviate in Italia e all’estero.
Cosa fare ora? Stare fermi aspettando piova o faccia vento?
Noi abbiamo già detto no: bisogna reagire.
Non si facciano però solo raccomandazioni che hanno ancora minore utilità del rimaner immobili: equivalgono, come già detto, al comportamento di un avvocato che in Corte d’Assise si rimette alla clemenza della Corte e rinunzia all’arringa.
Vanno prese dai nostri amministratori iniziative che facciano capire a tutti i cittadini in quale situazione di emergenza ci troviamo e che rendano palesi quanto le rinunce da parte di ciascuno corrispondano ad un atto dovuto per il bene comune.
C’è nei cassetti del Comune di Varese quel Piano Amirante, mai applicato seppur distribuito a tutti i cittadini di Varese. Proviamo ad aggiornarlo e a metterlo in pratica.
Si potrebbe, in attesa di provvedimenti più idonei, dare un segnale chiaro e forte.
Avrà la Giunta di Varese il necessario coraggio di fare quanto andiamo chiedendo ?
Noi speriamo di si.
Per essere grandi serve che le scelte del Comune di Varese diventino collettivamente condivise. L’ambito ecologico è nobile ma ancora non globale. Non si tratta di salvare tutti i nostri polmoni grazie all’ attivismo delle associazioni ambientaliste e degli ecologisti di turno.
Non siamo noi a poter tanto.
E’ il Palazzo che deve agire per far si che la popolazione nel suo insieme diventi ecologista, rendendosi conto che l’aria di Varese è come un passeggero sul “Titanic”.
La conta dei giorni velenosi scandisce una rotta che sarà presto irreversibile.
Serve un approccio unitario, trasferibile dal piano economico a quello ambientale simile a quello vissuto dagli americani negli anni ’30 della grande depressione.
Bisogna decidersi ad elevare la questione veleno (legata in notevole parte e al traffico e agli impianti di riscaldamento) a tema numero uno rispetto al quale ogni altro aspetto della dinamica socio economica cittadina sia disposto a fare un passo indietro.
Signor Sindaco, Signori Assessori dateci per favore retta.
In attesa di riscontro, porgo vivissime cordialità.
Varese, il 3 febbraio 2007
Il Presidente



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