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Israele, una democrazia che guarda avanti

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29 Marzo 2006

E’ vero l’affluenza alle urne è stata bassa ma i risultati denotano in ogni caso un dato inconfutabile: Israele è l’unica vera democrazia compiuta che esiste in quell’area.
E’ una grande democrazia che fa convivere nel proprio seno e in un lembo di territorio circondato da Paesi palesemente non amici, se non addirittura ostili, cittadini Ebrei, Mussulmani e Cristiani dando a loro la possibilità di esprimere liberamente col voto le proprie convinzioni politiche e dimostrando al mondo intero che è in grado anche di superare la perdita di Leader prestigiosi come Rabin, ucciso da un estremista ebreo, e Sharon uscito di scena a causa di una grave malattia.
In questo caso poi possiamo anche affermare che la creatura di Sharon il partito KADIMA, giocando sulla traduzione letterale del termine, porta Israele a guardare “Avanti” e a continuare a dare una speranza di Pace al suo popolo. E affermare ciò non significa schierarci politicamente, perché non è questo il ruolo della nostra Associazione, ma non possiamo non sottolineare la positività portata dalla nascita di questa nuova formazione voluta da Sharon ( figura fra l’altro che deve essere attentamente rivalutata), in un panorama politico che correva il rischio di bloccare, per debolezze intrinseche dei partiti tradizionali, ogni possibilità di far progredire sensibilmente un processo di speranza futura per il popolo di Israele.
Infatti nel suo programma questa nuova formazione politica, alla quale fra gli altri ha aderito un altro prestigioso leader israeliano quale Simon Peres, intende continuare l’opera del suo fondatore, tesa ad arrivare alla formazione di 2 Stati per 2 Popoli, disponibili a cedere parte della terra di Israele con negoziati e la fine della violenza, partendo dai contenuti della Road Map purché, come è stato sempre precisato, ci sia dall’altra parte un interlocutore che combatta il terrorismo e sia sinceramente interessato a perseguire il reciproco riconoscimento, diversamente ha affermato il nuovo leader di Kadima, Ehud Olmert
Dunque per far sì che ciò possa realizzarsi bisogna che anche i palestinesi si impegnino per la propria parte, in particolare quei settori dell’Autorità palestinese meno compromessi col terrorismo e più disponibili a riconoscersi nei trattati stipulati. Ma su questo versante siamo sempre di più preoccupati sia per il fatto di vedere il gruppo jihadista di Hamas alla guida del nuovo Governo palestinese, sia per il fatto che mentre la stragrande maggioranza dei cittadini israeliani accetta l’idea di uno stato palestinese, in un recente studio congiunto condotto da Università Ebraica e Palestinian Center for Policy and Survey Research di Ramallah emerge ancora che quasi il 60% dei palestinesi si dichiara contrario al riconoscimento dello Stato di Israele da parte di Hamas contro un 37% di favorevoli. Questo denota che per avere uno stato democratico non basta esprimere un voto ma è necessario anche seminare e far crescere una cultura e una educazione, a partire dalle nuove generazioni, che sproni al rispetto delle idee degli altri, alla reciprocità di poter professare la propria fede religiosa, al riconoscimento dei diritti dell’individuo. Cosa che ancora non vediamo nel campo palestinese, anzi!
Ora Israele si appresta a formare un nuovo governo e noi ci auguriamo che chiunque sia chiamato alla guida del Paese si impegni innanzitutto a difendere i cittadini dal terrorismo per poi ricercare, partendo dalla salvaguardia delle sicurezza dello Stato, la strada migliore per continuare a guardare avanti.

Rossano Belloni - Assoc. Italia-Israele Varese-Altomilanese

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