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Keine auslander, danke! Quella volta, quando i tedeschi rabbrividirono

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22 Luglio 2005

Caro direttore,
ho sempre avuto un pessimo rapporto con la tecnologia, da pessimo ingegnere quale sono, e mi sono sempre divertito molto, in tutti gli ambienti in cui ho lavorato, a mettere in evidenza lo stridore acuto esistente tra il modo di pensare dei tecnici, quale io dovrei essere, ed il mio. Non è un caso che oggi faccia tutt’altro lavoro.
Ad ogni modo, non so dire bene perché, mi è venuto in mente un episodio della mia passata vita da girovago che vi voglio brevemente raccontare.
Tra il 1996 ed il 1997 ebbi un contratto a progetto presso la sede centrale della DASA, la più grande industria aerospaziale tedesca. Lavoravo a Ottobrunn, un paesino a sud di Monaco di Baviera, il quale durante la guerra era stato anche tristemente noto per aver ospitato una dipendenza del “campo di lavoro” di Dachau.
Era un ambiente molto tecnologico, io venivo da un anno di stage in Aermacchi ed ero finito lì per occuparmi di modelli matematici per la simulazione di volo.
C’erano ancora i PC con Windows 3.1 che avevano, sicuramente li ricorderete, gli screen saver “a scorrimento”: tu scrivevi una frase, chessò io “W la mamma”, oppure il tuo nome, e dopo 5-10 minuti si attivava lo screen saver con la frase prescelta, che scorreva sullo schermo da destra a sinistra.
Siccome sono sempre stato un giocherellone un bel giorno, che stavo litigando come al solito col PC, feci l’ottima pensata, per sottolineare che il PC mi rifiutava, di settare lo screen saver con la frase <>. Nessuno straniero, grazie!
Dopo dieci minuti scese il gelo nella stanza: io stavo giocando, ma i miei colleghi avevano pensato a tutt’altro.
Fu la prima e l’ultima volta che vidi, nella mia vita, la vergogna sulla faccia di un tedesco.

Penna bianca (lettera firmata)

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