L’acqua potabile e le molte domande
11 Novembre 2005
Sarebbe fin troppo facile imbastire una bella polemica ricordando le nostre domande e relative risposte della Amministrazione sull’argomento acqua potabile in quel di Lavena Ponte Tresa pubblicate da VareseNews il 12 e 13 settembre. Considerando però la serietà dell’argomento pensiamo che bisogna solo parlare di fatti e pertanto iniziamo con l’elencare quelli incontrovertibili:
1. L’istituto Superiore della Sanità ha pubblicato nel 2000 un rapporto relativo allo studio della fioritura delle alghe tossiche nelle acque dolci che comprende anche i laghi della Lombardia. In questo studio che si trova nel sito www.iss.it viene anche spiegata la tossicità delle ”Cianoficee” la possibilità della loro formazione nei laghi e che quando l’acqua viene usata a scopo potabile ci debbono essere degli impianti con appositi filtri e controlli adeguati onde evitare pericoli per la salute delle popolazioni.
2. Dalla comunicazione che l’ASL di Varese ha fatto al Comune di Lavena Ponte Tresa in data 19/10/2005 (Prot. 2005/14…) si rileva che:
a) il controllo dell’acqua fornita dall’impianto di captazione non era un controllo di routine ma è stato effettuato a seguito di una direttiva della Regione Lombardia presa dopo che un caso di alghe tossiche era stato rilevato in un impianto di Leggiuno,
b) che dalle analisi fatte si deduce che ci possa essere la possibilità che nella nostra acqua potabile siano presenti sostanze potenzialmente tossiche,
c) che all’ASL di Varese non è mai stata comunicata la messa in funzione dell’impianto di captazione dell’acqua dal lago in Lavena Ponte Tresa funzionante dal 2003.
3. L’impianto di captazione di Lavena Ponte Tresa è stato progettato oltre 15 anni fa.
Alla luce di quanto è accaduto l’esame di questi fatti lascia quantomeno perplessi e quindi si ritiene doveroso che chi di dovere dia una risposta alle seguenti domande:
a) considerato che il progetto dell’impianto di captazione risale a oltre 15 anni fa e tenuto conto del rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, la Regione Lombardia, nel 2003, prima di dare l’ok per la messa in funzione dell’impianto ha fatto le opportune verifiche tecniche per constatare se l’impianto aveva tutte quelle caratteristiche necessarie alla sicurezza e alla tutela della salute della popolazione?
b) Se non accadeva il precedente di Leggiuno con conseguente direttiva Regionale di controllare gli impianti di captazione lombardi, come e quando sarebbe venuto alla luce il fatto che su i filtri del nostro impianto si era annidata un alga inquinante e pericolosa per la salute dei cittadini?
c) Se l’ASL di Varese afferma di non essere mai stata messa a conoscenza della messa in funzione dell’impianto, chi era preposto ad effettuare i controlli tecnico/analitici?
d) E’ possibile che il sistema di filtraggio dell’acqua di un impianto entrato in funzione solo due anni fa sia già obsoleto al punto tale da prendere in considerazione la possibilità di chiuderlo definitivamente pur sapendo che quell’impianto si era reso necessario per il problema della mancanza d’acqua nelle abitazioni che si riproponeva a ogni estate?
e) Considerando che il maggior numero di impianti di captazione dell’acqua del lago Ceresio si trovano in territorio Svizzero dove a tutt’oggi non esiste nessun problema di inquinamento dell’acqua potabile c’è qualcuno che in modo chiaro e plausibile possa spiegare ai cittadini come e perchè l’acqua del vicino che esce dagli impianti di captazione non contiene sostanze tossiche e la nostra probabilmente si?
f) Come mai che su un problema cosi grave a distanza di oltre tre settimane dal primo esame i cittadini non hanno altre informazioni su quelli che l’ASL ha effettuato nel frattempo?
Bisogna dare atto ai nostri Amministratori locali di essere intervenuti in modo encomiabile avvisando tempestivamente la popolazione del possibile pericolo e provvedendo alla distribuzione di acqua potabile, così come bisogna riconoscere l’assoluta compostezza civile con la quale la popolazione colpita ha reagito a disagi non indifferenti.
Ed è proprio per queste dimostrazioni di civile convivenza che ci permettiamo di porre delle domande chiedendo a tutti gli Enti che ne hanno la responsabilità di voler rispondere in modo esauriente e con la necessaria urgenza ai quesiti posti.



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