L’Europa l’hanno inventata i Romani, non il Cristianesimo!
19 Luglio 2005
Egregi Signori,
Premetto che non sono abituato a ritornare su ciò che ho affermato in precedenza, anche perché è perfettamente inutile girare sempre intorno allo stesso palo e tornare al punto di partenza.
Tralasciando l’argomento Lega-Euro-Ciampi, desidero chiarire che non ho alcun pregiudizio contro il Cristianesimo in sé, né come religione, né come cultura, anche se personalmente parlando non sono credente, per cui non mi pongo neppure il problema in merito. Il fatto è che l’Europa non è solo ed unicamente cristiana, e lo stesso Cristianesimo è tutt’altro che compatto e monolitico: vi sono, infatti, anche gli ebrei e, in parte della Grecia e – soprattutto – in Area Balcano-Danubiana, persino i musulmani, retaggio della passata conquista e dominazione ottomana; non parliamo poi di coloro che – al pari del sottoscritto, e malgrado siano stati sottoposti a battesimo o alla consacrazione al culto, indipendentemente dalla religione professata dai genitori o dalla comunità di appartenenza – non si considerano credenti a nessun titolo, indipendentemente dal simpatizzare o meno per questa o quella causa, per questa o quella ideologia.
Ciò che mi preme maggiormente è, comunque, il fatto che è perfettamente inutile – in molti casi addirittura dannoso – l’insistere nel voler introdurre nel trattato costituzionale europeo alcun elemento confessionalista, dato che esso verrebbe a costituire – per l’appunto – una pesante discriminazione nei confronti, come c’è detto sopra, non soltanto dei seguaci delle altri confessioni religiose, ma sinanco di coloro che si considerano atei o, ad ogni buon conto, non credenti, non soltanto nel Cristianesimo, ma sinanco nelle altre religioni.
Se è vero com’è vero che molti testi costituzionali (quali quello elvetico) si aprono con un richiamo a Dio, è altrettanto vero che tale Dio non è quello specificamente cattolico; inoltre, base del Diritto (inteso come scienza giuridica) negli Stati moderni non è il Diritto Canonico, bensì il cosiddetto Diritto Romano, filtrato (con la sola eccezione, forse, della Gran Bretagna e i Paesi anglosassoni) attraverso il Côde Napoléon, eredità del Giusnaturalismo, dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese. In effetti, l’Europa venne una prima volta realmente unificata – quantomeno in parte, proprio dai Romani, che raccolsero l’eredità dei Greci e delle civiltà e culture precedenti e contemporanee (Egiziani, Celti, Fenici-Cartaginesi, e chi più ne ha più ne metta): il Cristianesimo si limitò a sovrapporsi e sostituirsi in particolare all’Impero Romano d’Occidente, alla cui definitiva caduta (476 d.C.) ampliò e consolidò sì i confini dell’Europa oltre l’asse Reno-Danubio, ma senza produre alcunché di originale sul piano della Scienza Politica e del Giurisdizionalismo, in quanto tutto veniva considerato sottoposto alla volontà e all’autorità di Dio, senza che alcun elemento umano o terreno potesse interferire e fondersi con lo spirito del Cristianesimo, che rimaneva pertanto pressoché completamente avulso persino dalla stessa realtà oggettiva, dalla trae quale certo origine, così come la politica, finendo però col trascenderla, e senza – pertanto – riuscire a formulare alcuna concreta soluzione ai problemi della medesima realtà oggettiva.
Concludendo, non nego che anche i Cristiani (segnatamente i Cattolici) partecipino attivamente al dibattito europeista in corso, ma non bisogna presupporre che il rimedio ai problemi e ai mali dell’Europa in particolare, e del mondo in generale, passi necessariamente attraverso il confessionalismo, qualunque esso sia.
Sentitamente



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