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L’indulto e le carceri

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16 Dicembre 2006

Egregio Direttore,

è di questi giorni un allucinante intervento di un assessore regionale leghista che afferma testualmente, a proposito del delitto di Erba: “I politicanti di sinistra tirano cinicamente un sospiro di sollievo”.
Si arriva in questo modo, con un incredibile salto mortale della logica, a ribaltare le responsabilità: non sarebbe quindi la Lega ad aver cinicamente tentato di sfruttare questo, come tanti altri drammi, ma sarebbe cinico il sospiro di sollievo di chi non aveva levato gli scudi a sproposito.

Sembra incredibile, ma ci sono anche affermazioni di questo genere, in questa nostra regione, da parte di chi dovrebbe gestire con equilibrio e raziocinio una funzione pubblica.
Il ritornello successivo è poi sempre il solito (e così sarà per almeno un decennio): è tutta colpa dell’indulto.
Dimenticando come sempre di dire che questi provvedimento è stato voluto e approvato dall’80% del Parlamento con il parere favorevole e determinante della maggioranza della Casa delle Libertà di cui lo stesso assessore Boni fa parte ed al cui capo obbedisce.
Ma dimenticando soprattutto, l’assessore, di chiarire come mai si sia dovuti ricorrere al più ingiusto dei provvedimenti, qual è l’indulto.

Evitando quindi di chiedersi come mai il ministro della Giustizia Castelli, e con lui tutto il governo di destra, non abbiano attuato – e neppure impostato – un piano di edilizia carceraria che restituisse almeno un po’di dignità al nostro sistema penale.
Nulla di tutto questo è stato fatto in cinque anni in cui si sono aperti cento cantieri di opere pubbliche di regime (in grandissima parte senza finanziamenti) come il ponte sulle sullo stretto.
Ci vorranno decenni per recuperare il tempo perduto.
Ma c’è chi trae vantaggio, come sempre è avvenuto, dalle situazioni di tensione e non ha quindi alcun interesse a risolverle.
La richiesta è sempre quella di provvedimenti eccezionali e discriminatori nei confronti di fasce di cittadinanza; non si pensa invece mai che basterebbe semplicemente utilizzare in modo corretto le armi in difesa dell’ordine e della legalità che sono il fondamento di uno Stato democratico.
E, soprattutto, si parla sempre a sproposito della “nostra gente”.

Quasi che qualcuno avesse mai affidato a chi raccoglie a stento un 10-15% dei voti, dalle nostre parti, il compito di rappresentare tutta la cittadinanza.
Ma come si permettono di parlare di “noi”? Ma chi li ha mai autorizzati? Ma che titoli hanno per farlo? Qual è il loro pedigree?
Arriva Natale… facciamo un proposito: cerchiamo di essere seri e ragionevoli per almeno qualche mese.
Tanti auguri a tutti

Roberto Macchi - Gallarate

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