L’isolino sia aperto a tutti
14 Novembre 2006
Spett.le Redazione,
in relazione alla diatriba relativa al ponte si o al ponte no all’Isolino Virginia vorrei poter portare un possibile contributo alla discussione, se non altro per l’esperienza fatta sul campo.
Dal 1969 mi occupo della preistoria varesina; conosco direttamente gran parte delle trenta palafitte del nostro territorio e in molte di esse ho compiuto ricerche subacquee come ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica, specialmente nel lago di Monate e nel lago di Varese; le ultime indagini dell’estate scorsa mi hanno permesso di ritrovare la palafitta Bodio Desor, ormai semisepolta dai canneti; nel 1973 ho scoperto i grandi giacimenti archeologici del Pizzo di Bodio, di Bardello/Biandronno e di Ganna. All’Isolino ho partecipato sia a ricerche subacquee che a scavi su terra.
In tutti questi anni ho sempre cercato di divulgare il più possibile i risultati delle ricerche sia presso il pubblico adulto sia presso gli studenti delle scuole perchè ho sempre ritenuto che la ricerca archeologica non sia fine a se stessa, ma che seva a far crescere la conoscenza e la coscienza storica di ogni cittadino. Ogni storia è storia contemporanea perchè serve a capire meglio i fatti del nostro mondo.
Quindi l’Isolino, che è il luogo emblematico della nostra preistoria, va sì conservato, ma va fatto anche conoscere.
Vorrei che ogni persona del Varesotto, almeno una volta nella vita, possa visitare questo luogo, sia per la sua valenza archeologica (testimoniata dal locale piccolo museo), sia per i suoi aspetti naturalistici. Non si abbia paura di rovinare il sito: lo strato archeologico superficiale è già stato abbondantemente sconvolto da millenni di frequentazione umana ed il semplice calpestio non può fare danni; la parte archeologica più importante è abbastanza profonda, salvo il tratto costiero. Con un’opportuna informazione la gente puù avvicinarsi al luogo con educazione e consapevolezza. C’è sempre la possibilità di attrezzare l’area con idonea videosorveglianza.
È essenziale comunque che vi sia un custode sul posto e se non lo si vuole mantenere come un semplice dipendete stipendiato e necessario che lo stesso possa trarre da vivere dal suo lavoro di ristorazione (il ristorante ora modernizzato insiste su un analogo fabbricato ottocentesco che ha già modificato l’assetto stratigrafico sottostante).
Circa i collegamenti con la terraferma sono pienamente favorevole alla costruzione di un ponte: esso dovrebbe essere collocato nella parte meridionale dell’isola ed essere costituito da una struttura tipo passerella che, superati i pochi metri della parte lacustre si inoltra nel canneto e raggiunge la riva opposta. Con un opportuno studio si potrebbe realizzare un’opera poco costosa e impatto archeologico ed ambientale nullo. Un cancello dovrebbe poi regolare gli orari di accesso.
Contemporaneamente si dovrebbe ritornare a pensare alla vecchia idea di ripristinare il servizio di piccola navigazione (elettrica) tra Schiranna-Isolino-Gavirate, non dimenticando i nuovi approdi di Bodio e Cazzago. Teniamo presente che man mano che il lago migliorerà le sue condizioni, sarà sempre più frequentato da turisti; meglio pensarci per tempo.
Cordiali saluti



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