» Invia una lettera

L’Istituto del referendum e i quesiti del 12 giugno

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

9 Giugno 2005

Gentile direttore,
Apprendo, e direi finalmente, che si è sviluppato nel nostro paese un acceso dibattito sui quesiti posti nel prossimo referendum ed in generale sui cardini legislativi contenuti dalla legge 40/2004 incentrata sulle norme in materia di procreazione medicalmente assistita.
A questo proposito, e ancor prima di scomodare facili e dotte citazioni, storiche (che ne potevano sapere dell’embrione?) e non, di eminenti scienziati e di illustri filosofi e clericali, a modesto parere di chi scrive, sembra giusto avanzare alcune precisazioni.
La prima riguarda la possibile compatibilità dell’istituto referendario con questioni etiche particolarmente complesse. A questa obiezione giova ricordare che in Italia alcune delle più importanti scelte di vita democratica, tra le quali la forma di governo, la legge sul divorzio e sull’aborto, il sistema elettorale maggioritario che ha reso possibile il passaggio alla seconda repubblica, sono passate tutte attraverso questo biasimato strumento. Questo a dimostrazione che in presenza di determinati argomenti che inevitabilmente dividono l’intero paese, non si è capaci, attraverso il nostro ordinamento parlamentare, di consegnare al paese una risposta convincente alle esigenze dei cittadini.
Ben venga dunque l’istituto referendario, che in analogia ad altre democrazie (in Svizzera si tengono mediamente 10 referendum all’anno), permette di dirimere con maggioranze numeriche univoche questioni difficilmente negoziabili.
E qui si viene al discorso più controverso del nostro ordinamento referendario, che a differenza di altre democrazie, tramite il 4° comma dell’art. 75 della nostra Costituzione, richiede una partecipazione degli aventi diritto superiore alla metà più uno degli elettori.
Ora pare evidente che con una ampia adesione cronica al non voto da parte degli elettori, che mediamente supera il 30% (misurata sulle ultime cinque consultazioni referendarie), sposta il quorum dei sostenitori oppositori, ad acquisire e sommare un misero ulteriore 20 % di consensi all’astensione. Nasce quindi naturale la domanda se sia mai possibile ammettere un simile mostruoso deficit di democrazia, dove solo con un possibile consenso del 20% dell’elettorato partecipato, il comitato antagonista possa arrogarsi la soddisfazione di decidere per il rimanente 80%. Immagino che non solo Tocqueville sarebbe inorridito davanti a tale misfatto.
E di seguito a questa considerazione è lecito porre la domanda a tutte le forze che invitano all’astensione (leader politici compresi. Ma può un leader politico esprimersi su questi argomenti a livello personale?), se anch’esse ritengano questa possibilità un esercizio di democrazia o un meschino (purtroppo non ho altre parole) gioco di convenienza a favore della proprie lobbies.
Sintomatiche e stupefacenti le parole che si possono leggere sul sito web del comitato a favore della legge 40 che testualmente riporto: <<.. chi vota “no” è come se votasse “si”>>
In merito ai quesiti proposti, che conviene ancora una volta di più precisare, sono abrogativi di parte degli articoli della legge 40 e che quindi come in altre situazioni, rimandano ad una nuova riformulazione della legislazione in materia da parte del parlamento, suggerisco di guardare (almeno a titolo informativo) a cosa succede negli altri paesi occidentali, Stati Uniti ed Europa su tutti.
Si potrà cosi apprendere che a linee più o meno sfumate in (quasi) tutti questi paesi è consentita la ricerca su cellule staminali embrionali (almeno su quelle soprannumerarie e perse) e che la fecondazione medicalmente assistita, ben lungi da essere considerata uno strumento inappropriato alla procreazione, risulti invece come un nuovo dono alla vita e per la vita, reso possibile dal progresso scientifico.
Vengo in ultimo a definire che il partito della Margherita, di cui sono onorato di appartenere, a differenza di altri partiti non ha, e ripeto non ha espresso nessun tipo di posizione in merito alla consultazione referendaria, lasciando quindi libertà di coscienza e di voto al proprio elettorato. Questo serve anche a precisare che qualsiasi opinione espressa sull’argomento, da componenti più o meno vicini al nostro partito (e quindi anche dal sottoscritto) è espressa a titolo assolutamente personale ed individuale.

Luca Ferrari, Membro dell’Assemblea Regionale della Margherita e Vice Presidente della Convenzione della Margherita della Città di Varese

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.