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L’onda lunga di Tangentopoli

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13 Novembre 2005

Ogni tanto Del Frate ha cura di rimettere la penna sull’argomento Tangentopoli e fa bene, perché non bisogna dimenticare. Il fatto poi che sia stato Barion – a quanto leggo – a tirare fuori la questione, e non il sottoscritto che in questi anni ha sostenuto argomenti scomodi ma che conta solo per se stesso, fa ben sperare riguardo alla possibilità di un serio dibattito sull’argomento.
Per molti versi Del Frate può stare tranquillo, perché l’argomento “toghe rosse” lo lasciamo, e volentieri, a Berlusconi e Bossi. Il danno provocato da Tangentopoli è però evidente se si pensa al fatto che una eccellente classe politica, quella che ha ricostruito l’Italia del dopoguerra, è stata spazzata via – assieme a milioni di militanti che la sostenevano, anche turandosi il naso, perché ne condividevano i valori di fondo – per essere sostituita da una classe politica mediocre, sostenuta dal qualunquismo e soggetta al populismo.
Del resto le “toghe rosse”, se esistessero, non avrebbero nulla a che fare con un sistema giudiziario malato e con una opinione pubblica totalmente priva di senso critico se è vero come è vero che ancora oggi noi tutti siamo stati capaci di mettere alla berlina un Caianiello o un Fumagalli non, si badi bene, per dimostrata incapacità – con questa motivazione non ci saremmo mai riusciti, mai, neanche a ragione – ma perché su di loro “si indaga”. Se volete che ve la dica tutta secondo me anche a questi signori, alla fine, dovremo chiedere scusa, ma ci vorrà un po’ di tempo perché i tempi della giustizia italiana sono quelli che sono e chissenefrega se poi uno è costretto a spiegare ai propri figli, ai parenti, ai colleghi e a tutti – perché sia chiaro che se uno è personaggio pubblico, chissà come mai, lo sanno tutti – che lui non c’entra niente con i fatti per i quali è “indagato”.
Non è stato un golpe Tangentopoli e neppure assomiglia alla “Storia della colonna infame”, ma è certamente stato uno di quei momenti nei quali, l’ho già detto e lo ripeto, la verità storica – cioè quella che riguarda i fatti reali, le situazioni e le intenzioni –, spesso non è andata d’accordo con la verità giudiziaria – cioè quella che va dalla necessaria indagine, al rinvio a giudizio e ai tre gradi del processo.
I mali della giustizia – non dei giudici – non sono stati sanati e così, periodicamente ci si ritrova a parlare sempre degli stessi argomenti.
Da Tangentopoli in poi la politica in Italia non è esistita più.Con il risultato che sono molti oramai quelli che, stufi di tutto, alla politica preferiscono lo studio, il rimedio alle proprie carenze culturali: e il fatto stesso che nell’immaginario collettivo esista una netta differenziazione tra i due concetti dovrebbe fa riflettere parecchio.

Antonio di Biase

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