La fine della democrazia
13 Luglio 2012
Dopo che il governatore della Bce, Mario Draghi, ha dichiarato che il “modello sociale europeo” è inconciliabile con la competizione globale, il combinato disposto tra Monti, Napolitano e la Ue sta liquidando la stessa democrazia rappresentativa così come l’abbiamo conosciuta dal secondo dopoguerra ad oggi. È questo il “cerchio magico” che è stato costruito attorno a Monti, bandendo ogni possibile critica.
Così, il nuovo duce in versione ultraliberista rifiuta senza mezzi termini persino il timido condizionamento di una politica concertativa come quella riproposta dalla Cgil e il presidente della Confindustria, che ha semplicemente esposto alcune palesi verità, viene di colpo demonizzato dai ‘mass media’ allineati al governo presieduto da questo duce. Giorgio Squinzi, esponente dei settori della piccola e media industria e interprete della crescente preoccupazione per gli effetti recessivi che le misure antisociali del governo Monti stanno determinando sul mercato interno, ha infatti un duplice torto: quello di essere stato eletto in Confindustria al posto di Bombassei, candidato dei “cotonieri” antinazionali, servi dell’imperialismo euro-americano (Marchionne, Montezemolo e Tronchetti Provera), e quello di aver detto pane al pane e vino al vino circa le misure adottate dal governo Monti in materia di riforma del lavoro e di riduzione della spesa pubblica, da Squinzi qualificate, rispettivamente, come “una boiata” e “una macelleria sociale”. Questi giudizi, occorre sottolineare, non sono stati espressi né da Bersani né dalla Cgil, ma dall’attuale presidente dell’associazione degli imprenditori italiani. D’altra parte, non vi è bisogno di conoscere la topologia, cioè la scienza che studia le proprietà trasformazionali che caratterizzano forme e figure sottoposte a particolari mutamenti, per constatare, lavando ad esempio i piatti, che un guanto sinistro, allorché viene rovesciato, diventa destro…
Il mondo, tuttavia, non si è (ancora) rovesciato. In effetti, la politica del governo Monti non persegue alcun ‘interesse generale’, ma, assai brutalmente e ciecamente, quello di gruppi economici e finanziari potenti e ben individuabili, nel mentre gli interessi materiali e morali dei lavoratori pubblici e privati non hanno il minimo peso dentro un Parlamento privo, ad un tempo, di opposizione, autonomia e sovranità. In particolare, le imprese che non possono delocalizzare e che quindi devono fare i conti con il mercato interno si trovano a fronteggiare problemi irrisolvibili, che questo governo non ha interesse a risolvere. È questo il settore del mondo industriale, di cui Squinzi si è fatto portavoce. Dal canto suo, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si pone come il massimo garante del governo unico delle banche. Se si guarda alla sua ultima presa di posizione sulla necessità e sull’urgenza della riforma elettorale, risulterà evidente come le famose “picconate di Cossiga” fossero, in confronto, punture di spillo. L’obiettivo, pertanto, è quello di imporre al Paese una riforma che avvantaggi i partiti disposti ad assicurare la continuità del governo Monti anche dopo il 2013: un colpo di Stato monetario che prosegue con modalità più o meno ‘fredde’ e con il consenso di un ceto politico totalmente screditato, asservito ed imbelle. Occorre, dal punto di vista dei gruppi dominanti, fare piazza pulita delle rappresentanze politiche che possono risultare, anche solo parzialmente, dissonanti dai programmi prescritti dalla triade Bce-Ue-Fmi. A questo punto, di fronte alla dittatura terroristica aperta dei gruppi più reazionari del capitale finanziario persino le parvenze della democrazia formale e lo stesso ‘diritto di tribuna’ devono essere cancellati. Per quanto tempo ancora il popolo italiano, depauperato delle sue ricchezze e defraudato della sua sovranità, darà prova di una rassegnazione che sconfina nel fatalismo e di un’arrendevolezza che sconfina nell’autolesionismo?



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