La Lega, l’Euro e i microfeudi
6 Luglio 2005
Egregi Signori,
Ho avuto modo di assistere all’indegna gazarra scatenata dagli eurodeputati della Lega Nord allorché il nostor presidente, Carlo Azeglio Ciampi, ha difeso a spada tratta i meriti dell’Euro, moneta unica dell’Unione Europea da circa tre anni, sparando bordate del tono “Euro rovina dell’economia nazionale!” (e non solo).
Non voglio dire che l’Euro abbia o abbia avuto solo dei meriti, ma mi sembra che nello sforzo di affermare il principio di un'”Europa dei popoli” i leghisti stiano piuttosto tentando di riaffermare il presupposto di un'”Europa dei feudi”, dove in luogo di un’unico ente di cui i vecchi Stati Nazionali dovrebbero diventare delle entità amministrative ed economiche di base si stia pensando paradossalmente alla ricostituzione di un enorme mosaico di microfeudi di cui ogni singolo rappresentante di quest’immensa ecumene assuma la signoria [Bossi a Gemonio piuttosto che non a Cassano Magnago (sua città natale, così come Tradate – verso la quale non provo il benché minimo sentimento – è la mia), Maroni a Varese, Speroni a Busto Arsizio, …].
L averità è che, ancora una volta, il Liberalismo Democratico – sui cui valori l’Unione Europea vuole fondarsi ed essere fondata – è rimasto prigioniero della logica guizotiana del “Tutti ricchi!”, dimenticandosi che l’importante non è conquistare, mantenere e difendere la ricchezza, quanto essere in condizioni di amministrarla e gestirla, poiché (e non mi stancherò mai di ripeterlo, anche se la cosa personalmente mi infastidisce …) chi ha sempre avuto a che fare con pochi microcentesimi di Euro in tasca non può certo permettersi – soprattutto se non preparato in alcun modo a farlo – di amministrare patrimoni di dimensioni analoghe a quelle degli Stati o delle grandi multinazionali; non si può, inoltre, insistere sulle radici cristiane, visto che la base delle legislazioni e degli ordinamenti a tutt’oggi in vigore non è certo la Bibbia, né tantomeno il Diritto Canonico; è vero che numerosi Paesi espongono nelle loro Costituzioni dei richiami confessionali, ma si tratta di un Dio ben diverso (e spesso lontano) da quello espresso della religione (lo stesso Mazzini si richiamava a Dio, ma non era certo quello del papa e della Chiesa Cattolica!).
Pertanto, invece di reclamare più libertà e indipendenza per le minoranze e insistere ad essere grandi nel proprio piccolo, oltre che a pensare che tutti o quasi i problemi possono essere risolti diventando tutti ricchi o raccomandandosi a Dio, bisognerebbe cercare di risolvere i problemi in modo concreto, magari andando contro i propri principi, valori ed interessi personali, familiari e di classe o ceto, ma certo soddisfacendo le necessità ed i bisogni di tutti e di ciascuno, anche e soprattutto dei Paesi e popoli meno fortunati agendo attraaverso le organizzazioni internazionali (ONU in testa), e non attarverso isterismi localistici, baggianate pseudoreligise o cretinate tipo G8!



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